“Siamo il bersaglio di una guerra ibrida“. Con queste parole il governo di Berlino, guidato dal cancelliere Friedrich Merz, ha attribuito formalmente alla Russia la responsabilità del tentato sabotaggio all’aeroporto di Lipsia avvenuto il 4 agosto scorso. Le pesanti dichiarazioni dei vertici istituzionali tedeschi, supportate dai report dei servizi segreti, hanno riacceso i riflettori globali su una minaccia potenzialmente letale. Ma che cosa si intende esattamente, oggi, quando si parla di atto di guerra ibrida?
Si tratta di una strategia bellica che la Russia ha intensificato su vasta scala dal febbraio 2022, in parallelo all’invasione dell’Ucraina, ma che risale ad episodi ben precedenti. L’attacco ibrido si sviluppa su più livelli simultanei. Il primo è rappresentato dalle incursioni con droni non sempre identificabili con certezza, proprio come i droni-bomba intercettati nello scalo tedesco.

Questi velivoli senza pilota possono creare danni materiali, provocare allarme nella popolazione o semplicemente dimostrare la capacità di raggiungere obiettivi sensibili. Chi li pilota decide se innescare un’esplosione o limitarsi a una provocazione, spesso realizzata in serie e in luoghi diversi per massimizzare l’impatto psicologico.
C’è poi l’opzione sabotaggio, ma nella strategia ibrida entrano anche le spie a cui vengono affidati compiti sul campo, campagne di disinformazione e gesti provocatori destinati a suscitare polemiche interne nei paesi considerati ostili, così come l’intervento degli hacker.
Di fronte a questa escalation, l’intera Alleanza Atlantica e i vertici di Bruxelles hanno fatto quadrato attorno alla Germania: la NATO ha espresso ferma condanna contro le azioni ostili di Mosca, mentre la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha dichiarato che gli attacchi ibridi non resteranno senza una risposta chiara.
