Jolanda Renga è intervenuta nelle scorse ore in un’audizione davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nell’ambito del filone dedicato alla violenza di genere online. La figlia di Ambra Angiolini e Francesco Renga ha voluto portare la sua testimonianza di vittima, relativamente a quanto avvenuto un anno fa. Il 10 ottobre 2024, la ragazza aveva ricevuto un messaggio da un numero sconosciuto con prefisso americano che recitava: “Pubblicherò a mezzanotte le foto che ho di te nuda e dì pure ad Ambra che se non riceverò 10mila dollari ti rovinerò la vita“. Un tentativo di ricatto che l’ha colpita nel profondo, nonostante la consapevolezza che quelle foto non esistessero.
“In quell’istante mi sono sentita senza difese, in imbarazzo di fronte alla parola nuda, perché il mio corpo è mio e vorrei poter decidere io a chi mostrarlo, se e come“, ha raccontato. “Ho avuto paura che anche se manipolate le foto sarebbero state pubblicate e io non avrei potuto farci niente“.
La giovane ha descritto quella sensazione di vulnerabilità improvvisa come un colpo alla sua dignità: “Mi sono sentita esposta, vulnerabile e colpita nel punto più fragile“. A renderle ancora più difficile la situazione è stata la consapevolezza di cosa sarebbe potuto accadere dopo: “Ci sono sempre due costanti che accompagnano la diffusione di queste immagini vere o manipolate: le migliaia di ricondivisioni sui social e sui gruppi, nel privato, e i giudizi terribili che scavano dentro di te come persona“.
Jolanda Renga ha scelto di non cedere al ricatto. Non solo non ha pagato, ma ha deciso di denunciare pubblicamente l’accaduto, prima sui social e successivamente alle autorità competenti. “Non mi sono spaventata per la minaccia in sé perché non esistono queste mie foto da nessuna parte“, aveva spiegato alle sue follower. “Mi dispiace soprattutto perché nessuna donna dovrebbe sentirsi minacciata se le è capitato di condividere quel genere di foto ed è vergognoso che accada così spesso“.
La decisione di esporsi pubblicamente è stata motivata da una precisa volontà: “Io ho scelto di denunciare ed espormi non per cercare visibilità o compassione, ma ho sentito il dovere di farlo per chi non ha la mia stessa sicurezza o fortuna nell’avere un rapporto sereno e sano con la propria famiglia, per chi non ha una figura di riferimento di cui si fida e per chi si sente solo e non sa come uscire da una situazione simile“. Jolanda ha sottolineato più volte quanto sia stata fondamentale la presenza della famiglia nel superare questo momento: “Mi ha salvata la famiglia“, ha dichiarato.
Ma la denuncia pubblica ha scatenato una reazione che l’ha colpita forse più del ricatto stesso. Durante l’audizione alla Camera, accompagnata dalla madre Ambra Angiolini, Jolanda ha letto alcuni dei messaggi ricevuti dopo aver reso nota la vicenda. “Se non avevi foto nuda, di che ti preoccupi?“, oppure “Ma vai, i problemi sono altri“. Altri commenti si sono concentrati sul suo aspetto fisico: “Che dentoni, ma quanto è brutta, poverina“.
“Io sinceramente mi vergognerei a scrivere questi commenti. Non a riceverli, e nemmeno se avessi davvero inviato delle foto“, ha commentato amaramente. A colpirla maggiormente è stata la provenienza di questi messaggi d’odio: “Sono stati tutti scritti da persone adulte. Ho controllato, e quindi mi viene da chiedermi quale esempio stiano dando queste persone a me e alla mia generazione“.
La risposta è difficile da dare. Il panorama dei social resta desolante e poco sano.



