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Home » Cultura » Storia » Come curavano il cancro gli antichi egizi?

Come curavano il cancro gli antichi egizi?

Secondo una recente ricerca tedesca, gli egizi avrebbero avuto delle conoscenze, pur limitate, di chirurgia oncologica. Ecco come.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino31 Maggio 2024
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Cranio maschile con tumore
Cranio maschile con tumore (fonte: Focus)

Gli egizi sono stati una popolazione all’avanguardia per quanto riguarda molti aspetti della vita umana. Erano costruttori sopraffini, come dimostrano le monumentali piramidi. Anche in campo medico erano in grado di farsi valere. Sapevano identificare, descrivere e trattare malattie e lesioni traumatiche. Costruivano protesi e sapevano come fare le otturazioni dentali per curare le carie. Sul cancro il discorso è diverso, poiché c’erano effettivamente delle conoscenze limitate. Tuttavia, come dimostra l’analisi di due crani umani, uno dei quali risalente a quattromila anni fa, si nota un tentativo di estrarre il tumore. E anche la volontà di studiarlo. Lo dimostra una ricerca condotta dall’università di Tubinga.

“La nostra ricerca si poneva l’obiettivo di conoscere il ruolo del cancro nel passato, la diffusione di questa malattia e il modo in cui le società antiche affrontavano questa patologia“, ha spiegato Tatiana Tondini, autrice dello studio pubblicato su Frontiers in Medicine. Le hanno fatto eco Albert Isidro, ricercatore dell’Ospedale Universitario Sacro Cuore di Barcellona e del Dipartimento di Chirurgia dell’Università di Barcellona ed Edgard Camarós, ricercatore del Dipartimento di Storia dell’Università di Santiago di Compostela.

Cranio femminile con lesione
Cranio femminile con lesione (fonte: Vanity Fair)

I reperti oggetto dello studio erano conservati nell’Università di Cambridge. Si tratta di due crani appartenenti a un uomo e una donna. Il primo, datato tra il 2687 e il 2345 a.C. era di un individuo di sesso maschile di età compresa tra i 30 e i 35 anni. Il secondo, datato tra il 663 e il 343 a.C., e ritrovato a Giza, apparteneva invece a un individuo di sesso femminile di età superiore ai 50 anni.

Nel primo caso si rileva una lesione di grandi dimensioni, con trenta piccole metastasi. Forse un carcinoma rinofaringeo. A colpire l’attenzione dei ricercatori sono stati dei tagli vicino alle metastasi. Probabilmente indice di un tentativo di operare la zona per analizzare le lesioni.

Il cranio femminile invece ha indicato due lesioni, probabilmente da trauma, guarite. Con ogni probabilità grazie a un intervento. Per l’equipe universitaria questo tipo di ferite è compatibile con attività belliche. Ciò potrebbe aprire uno scenario inaspettato sul ruolo delle donne all’interno della società. Che forse poteva essere più attivo di quanto sempre immaginato.

Pur essendo una ricerca limitata, poiché limitato è il campione in questione e poiché condotta senza l’ausilio dell’analisi molecolare, lo studio evidenzia comunque “il potenziale dei metodi non invasivi nella ricerca paleopatologica e paleo-oncologica“. Questo potrebbe fornire spiegazioni interessanti sulla diffusione del cancro nell’antichità, sui metodi d’indagine e di cura.

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