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Home » Spettacolo » Perché Blob, il programma cult di Rai3 si chiama così?

Perché Blob, il programma cult di Rai3 si chiama così?

La prima puntata di Blob andava in onda su RaiTre il 17 aprile 1989. Ma sapete perché questo programma ormai storico fu chiamato così?
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene17 Aprile 2025
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L'iconica immagine di copertina di "Blob - Di Tutto Di Più" in onda su RaiTre dal 1989
L'iconica immagine di copertina di "Blob - Di Tutto Di Più" in onda su RaiTre dal 1989 (fonte: Wikipedia)

Ebbe inizio il 17 aprile 1989 la storia di un programma che diventò a lungo andare non solo uno dei più longevi della TV italiana, ma anche un vero e proprio cult: stiamo parlando di Blob – Di Tutto Di Più o semplicemente Blob, che da 36 anni va in onda alle 20:oo su Rai3 proponendo i suoi caotici collage di quello che la televisione del nostro Paese ci propone ogni giorno. Ma perché è stato chiamato in questo modo?

Tutto inizia alla fine degli anni ’80, quando Rai3, sotto la guida di Angelo Guglielmi, decide di sperimentare: la rete ha già Schegge, una rubrica composta da montaggi d’archivio, per tappare i buchi di palinsesto; ma si avverte l’esigenza di qualcosa di più provocatorio, di un mosaico di frammenti che mostri il meglio e soprattutto il peggio di ciò che gli italiani guardano ogni giorno. Di lì a poco si aggiungono al nuovo progetto Enrico Ghezzi e Marco Giusti, due critici cinematografici mossi da un amore sfrenato per il caos creativo. Non è chiaro chi abbia avuto per primo l’idea di questo programma: Guglielmi dice che suo figlio gli suggerì di fare un “mattinale” dei TG, Ghezzi parla di un’evoluzione naturale delle sue Schegge, e Giusti sostiene di aver pensato a Blob come uno spazio per sbeffeggiare la TV peggiore della settimana.

Marco Giusti ed Enrico Ghezzi nel 1989
Marco Giusti ed Enrico Ghezzi nel 1989 (fonte: Wikipedia)

Riguardo al nome, viene chiamato in causa un cult del cinema horror: The Blob – Fluido mortale, un film del 1958 in cui una massa vischiosa e aliena divora tutto ciò che incontra. Per Guglielmi quel blob è la televisione italiana: un sistema gelatinoso che soffoca la cultura ma, se guardato con ironia, diventa uno specchio esilarante delle nostre follie. È proprio così che Blob diventa un montaggio quotidiano di spezzoni TV – dai TG alle soap, dai talk show ai reality – mescolati con filmati amatoriali, clip dal web e persino cartoni satirici firmati dal geniale Mario Verger. Il tutto è condito da titoli in sovraimpressione, spesso così ironici da strappare una risata prima ancora di capire cosa si sta guardando.

Ogni sera, alle 20:00 o giù di lì, Blob è un appuntamento fisso, da 15 a 30 minuti di pura anarchia televisiva. Gli autori (tra cui Susanna Vallorani, Paolo Luciani e Fabio Masi) frugano tra le trasmissioni del giorno prima e pescano frammenti, li rallentano, li accelerano, aggiungono una musica da film o un dialogo rubato a un vecchio sceneggiato: il risultato è una satira feroce che smaschera l’assurdità della TV e della realtà. Politici come Silvio Berlusconi o Giulio Andreotti diventano star ricorrenti, ma c’è spazio per tutti: da Ambra Angiolini a Matteo Renzi, nessuno sfugge all’occhio beffardo di Blob.

In oltre trent’anni, Blob ha sfornato migliaia di puntate, alcune dedicate a eventi speciali – come il G8 di Genova o la morte di personaggi particolarmente illustri – e altre che, a Capodanno, condensano un anno intero in un tripudio di immagini satiriche. È un programma che non invecchia, perché la TV, con tutte le sue gaffe, i suoi eccessi e le sue contraddizioni, non smette mai di offrire materiale.

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