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Home » Attualità » Chi è Valerij Gergiev e perché il suo nome divide palchi, piazze e politica

Chi è Valerij Gergiev e perché il suo nome divide palchi, piazze e politica

Annullato il concerto di Gergiev alla Reggia di Caserta. Ecco perché il direttore russo fa discutere e le reazioni politiche.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino21 Luglio 2025
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Valerij Abisalovič Gergiev
Valerij Abisalovič Gergiev (fonte: Linkiesta)

Poche ore fa è stato annullato l’atteso concerto sinfonico di Valerij Abisalovič Gergiev, previsto per domenica 27 luglio alla Reggia di Caserta. La decisione, presa dalla Direzione della Reggia ha posto fine a una controversia che nelle ultime ore ha monopolizzato l’attenzione mediatica e politica italiana.

Nato a Mosca il 2 maggio 1953, Valerij Abisalovič Gergiev è uno dei direttori d’orchestra più influenti del panorama musicale mondiale. Formatosi al Conservatorio di Leningrado, ha iniziato la sua carriera negli anni ’70 distinguendosi per la capacità interpretativa. Dal 1988 è direttore principale del Teatro Mariinsky di San Pietroburgo, trasformandolo in una delle istituzioni musicali più prestigiose al mondo. La sua direzione artistica si estende anche al Teatro Bolshoi di Mosca, mentre ha collaborato con le più importanti orchestre internazionali, dalla London Symphony Orchestra alla New York Philharmonic.  Negli ultimi anni la sua figura è diventata sempre più controversa a causa delle sue posizioni ritenute vicine al presidente russo Vladimir Putin.

Il concerto, che doveva tenersi nell’ambito della rassegna “Un’Estate da Re” presso il cortile del Complesso vanvitelliano, ha scatenato un’ondata di proteste. Diverse voci si erano espresse contro la presenza di Gergiev, tra cui Yulia Navalnaya, vedova del dissidente politico Alexei Navalny. Una petizione online aveva raccolto ben 16.000 firme, mentre diversi premi Nobel avevano inviato lettere alla presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen.

Valerij Abisalovič Gergiev mentre dirige
Valerij Abisalovič Gergiev mentre dirige (fonte: Avvenire)

Ad alimentare la polemica contro l’artista russo c’è anche un’opera di Prokofiev, diretta da Gergiev, in programma al teatro di Mosca Bolshoi che ha a capo proprio il maestro. L’allestimento prevede infatti una serie di gigantografie in cui si traccia un parallelo tra la guerra al nazifascismo e l’attuale conflitto in Ucraina presentato come una lotta per la libertà delle popolazioni del Donbass.

In un primo momento, il ministro della Cultura Alessandro Giuli aveva inizialmente dichiarato che l’arte è libera e non può essere censurata. Distinguendola però dalla propaganda, che “anche se fatta con talento, è un’altra cosa”. Dopo l’annullamento, Giuli ha espresso “pieno e convinto sostegno” alla decisione, definendola frutto di “una logica di buon senso e di tensione morale volta alla protezione dei valori del mondo libero”.

Il governatore della Campania Vincenzo De Luca aveva definito la vicenda “sconcertante”, interrogandosi sul confine tra libertà d’espressione e propaganda. Diverse forze politiche hanno accolto positivamente la decisione, con la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno che ha parlato di celebrazione “della forza e della bellezza della democrazia”.

L’ambasciata russa in Italia ha definito la decisione un “danno all’Italia stessa”, sostenendo che il paese “mina la propria autorità e dà motivo di dubitare dell’ospitalità”. Paradossalmente, lo stesso Gergiev ha dichiarato di non essere al corrente dell’annullamento: “Non ho queste informazioni”, come riportato dall’agenzia Tass.

Le associazioni ucraine in Italia si stavano preparando a manifestazioni di protesta e avevano già acquistato i biglietti delle prime file del concerto per far sentire da vicino il proprio dissenso. Oles Horodetskyy, presidente dell’Associazione Cristiana degli Ucraini in Italia, ha definito l’annullamento “una vittoria del buon senso e dei valori umani e cristiani sulla politica criminale del Cremlino”.

 

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