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Home » Attualità » La sua foto aveva scioccato l’Italia: è morto l’uomo lasciato a terra otto ore in ospedale

La sua foto aveva scioccato l’Italia: è morto l’uomo lasciato a terra otto ore in ospedale

Un uomo malato di tumore è morto dopo essere stato lasciato sul pavimento del pronto soccorso per otto ore. La sua storia solleva domande sul sistema sanitario.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino27 Gennaio 2026
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stanza ospedale
stanza ospedale (fonte: Unsplash)
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Franco Amoroso, 60 anni, è morto a Senigallia due settimane dopo che la sua foto disteso sul pavimento di un ospedale aveva fatto indignare tutta Italia. Quella immagine mostrava in modo crudo cosa può succedere quando il sistema sanitario va in crisi.

Era il 12 gennaio quando sua moglie Cecilia lo aveva portato al pronto soccorso dell’ospedale di Senigallia perché non riusciva a urinare. Franco soffriva di tumore al colon in fase terminale, una malattia grave che lo stava consumando. Arrivato alle 8.20 del mattino con codice arancione (quello che segnala un’urgenza medio-alta), aveva iniziato un’attesa che sarebbe diventata un calvario.

Le sue condizioni erano serie: il corpo gonfio, il viso contratto dal dolore mentre rimaneva seduto su una sedia di metallo. Franco, originario di Treviso ma da anni residente nelle Marche, aveva già subito un intervento chirurgico, ma il cancro era tornato. Il tumore nella parte finale dell’intestino gli rendeva insopportabile stare seduto.

Nonostante gli antidolorifici e la morfina somministrati dal personale, dopo cinque ore il suo corpo non reggeva più. Non c’erano letti né barelle disponibili. Cecilia, disperata, aveva preso una coperta e l’aveva stesa sul pavimento del corridoio. Franco si era rannicchiato in posizione fetale, con un tubicino collegato a una sacca per drenare i liquidi corporei.

La moglie aveva scattato quella foto scioccante e l’aveva pubblicata sui social. “Ciò che è successo a Franco non può essere archiviato come caso isolato. È umiliante”, aveva scritto. Voleva che tutti vedessero cosa stava accadendo.

La barella era arrivata solo dopo otto ore dall’ingresso. In totale, Franco aveva passato undici ore in ospedale prima di essere trasferito in reparto. Le richieste di Cecilia al personale, “Almeno dateci una barella”, erano rimaste senza risposta per ore.

L’immagine aveva provocato un terremoto. Giovanni Stroppa, direttore dell’Azienda sanitaria di Ancona, aveva presentato scuse ufficiali e avviato un’indagine interna. Ma Cecilia aveva respinto quelle scuse, considerandole inadeguate rispetto alla gravità di quanto accaduto.

Franco avrebbe dovuto iniziare una nuova terapia all’ospedale regionale di Torrette ad Ancona, ma il peggioramento improvviso della malattia non gli ha dato tempo. Il tumore al colon – uno dei tumori più diffusi e letali – lo ha portato via nella sua casa, circondato dalla famiglia.

L’Azienda sanitaria ha comunicato che i risultati dell’indagine interna, previsti per fine gennaio, saranno resi pubblici più avanti per rispetto del lutto familiare.

Cecilia, ora vedova, ha preferito non rilasciare altre dichiarazioni. Ma quella foto resta. È la testimonianza di un uomo malato e della sua dignità calpestata. È il simbolo di un sistema sanitario in difficoltà che troppo spesso abbandona chi ha più bisogno di aiuto.

 

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