Il 12 gennaio, poco dopo le 16.30, nel piccolo cimitero di Vero, a pochi chilometri da Ajaccio in Corsica, si è consumato un omicidio che ha violato uno dei codici più sacri della tradizione mafiosa. Alain Orsoni, 71 anni, ex dirigente del Fronte di Liberazione Nazionale Corso ed ex presidente della squadra di calcio dell’AC Ajaccio, è stato ucciso da un cecchino durante il funerale di sua madre Marinette, morta a 92 anni.
Secondo quanto riferito dal procuratore di Ajaccio, Nicolas Septe, Orsoni è stato colpito al cuore da un singolo proiettile sparato da diverse centinaia di metri di distanza. L’uomo si trovava al cimitero insieme a una cinquantina di persone, un numero insolitamente alto per un paese corso dove i funerali degli anziani solitamente richiamano poche presenze. Ma quella folla non era venuta solo per Marinette: era venuta per suo figlio.
Orsoni aveva viaggiato appositamente dal Nicaragua, dove viveva in esilio autoimposto da anni, per partecipare alle esequie nel suo villaggio natale. Si muoveva avanti e indietro dalla bara con quel movimento irrequieto tipico di chi cerca invano una posizione stabile per il proprio dolore. Poi, senza alcun avvertimento, la fitta improvvisa al petto e il crollo davanti al feretro della madre.
L’omicidio rappresenta una rottura totale con la logica d’onore mafiosa tradizionale. Nella cultura mafiosa classica, il funerale è considerato uno spazio sacro e inviolabile: storicamente, le organizzazioni criminali non colpivano mai in quel contesto; anzi, spesso l’assassino si presentava al funerale della vittima portando corone di fiori imponenti e porgendo le condoglianze alla famiglia. Ciò significava che la violenza si sarebbe fermata lì. Uccidere qualcuno durante un funerale è una dichiarazione ben precisa: la vittima non è più una persona da rispettare ed è diventata meno che niente agli occhi dei suoi assassini.
Ma chi era davvero Alain Orsoni? Negli anni Settanta e Novanta era stato un importante esponente del movimento per rendere la Corsica indipendente o più autonoma dalla Francia. Era stato uno dei capi del Fronte di Liberazione Nazionale Corso, il più importante gruppo indipendentista locale, attivo anche come organizzazione armata. In quella generazione, l’indipendentismo non era separabile dall’uso della forza e la lotta armata veniva concepita come strumento di regolazione del potere territoriale.
Nel 1990, in seguito a una scissione all’interno del movimento nazionalista corso, Orsoni aveva fondato il Movimento per l’Autodeterminazione. Gli oppositori lo ribattezzarono sarcasticamente “Movimento per gli Affari”. Nel 1986 era stato eletto all’Assemblea territoriale della Corsica in rappresentanza del Movimento per l’autodeterminazione della Corsica.
La storia personale di Orsoni è segnata dal sequestro e dall’uccisione del fratello Guy nel 1984. Guy era stato sequestrato nel 1983 senza alcuna richiesta di riscatto o trattativa: un rapimento punitivo commissionato da Jean-Marc Leccia ed eseguito da Salvatore Contini, un sardo dell’Anonima. Dopo l’uccisione di Guy, un commando dell’FLNC entrò nel carcere di Ajaccio travestito da guardie e uccise Contini e Leccia, in un’azione che fu insieme vendetta e chiusura del cerchio.
Segnato dalle lotte interne ai movimenti nazionalisti e dalle violenze crescenti, a partire dagli anni Novanta Orsoni lasciò la Corsica e visse per molti anni in esilio tra Nicaragua, Florida e Spagna, dove aveva interessi commerciali nel settore del gioco. Tornato in Corsica nel 2008, divenne presidente dell’AC Ajaccio, succedendo all’amico Michel Moretti dopo la sua morte. Nello stesso anno la polizia sventò un piano di assassinio contro di lui che coinvolgeva membri della banda criminale “Petit Bar”.
🔴⚡️ L’ex-dirigeant nationaliste corse Alain Orsoni a été abattu aux obsèques de sa mère. Âgé de 71 ans, ce militant nationaliste avait déjà été visé par un projet d’assassinat en 2008. #JT20h pic.twitter.com/MLccY4TvVa
— Le20h-France Télévisions (@le20hfrancetele) January 12, 2026
Da quel momento nacque una faida che ha portato a numerosi episodi di violenza. Suo figlio Guy Orsoni, nato nel 1984 e chiamato così in onore dello zio ucciso, è considerato una figura di spicco della criminalità organizzata corsa. Nel maggio 2025 è stato condannato a 13 anni di carcere per aver tentato di assassinare Pascal Porri, un sospetto membro della banda del Petit Bar, nel 2018. Lo stesso Guy era sopravvissuto a un tentativo di omicidio nel settembre dello stesso anno.
Da anni esiste una rivalità feroce tra il clan Orsoni e l’organizzazione criminale Petit Bar. L’assassinio di Alain Orsoni è uno dei più importanti in Corsica dall’omicidio dell’avvocato Antoine Sollacaro nel 2012, che era stato proprio il legale di Orsoni. L’assassino di Sollacaro è stato condannato a trent’anni a dicembre, ma la presunta mente, Jacques Santoni, ritenuto a capo della banda del Petit Bar, rimane a piede libero.
Orsoni fu presidente del club calcistico dal 2008 al 2015 e di nuovo nel 2022, quando il club tornò in Ligue 1. In Corsica il calcio è uno strumento di visibilità, protezione e influenza. Il club è stato poi retrocesso nel 2023 a causa di difficoltà finanziarie ed è stato escluso da tutte le competizioni nazionali per il 2025-26. Orsoni aveva lasciato la presidenza nel settembre 2024.
La Procura Nazionale Anti-Crimine Organizzato, il nuovo tribunale francese lanciato il 5 gennaio e destinato a occuparsi principalmente di traffico di droga, tratta di esseri umani e rapine a mano armata, ha preso in carico l’indagine lunedì sera, segnando il suo primo incarico dal lancio. L’ufficio collabora con il tribunale specializzato interregionale di Marsiglia. Gli inquirenti hanno aperto un’inchiesta per omicidio da parte di banda organizzata e associazione criminale.
Mentre il separatismo armato in Corsica si è in gran parte placato, il nazionalismo politico rimane influente nella politica dell’isola, con i partiti pro-autonomia che ora dominano l’assemblea territoriale. Il governo francese ha concesso alla Corsica uno status amministrativo speciale all’inizio degli anni Duemila e ha ampliato la sua autonomia con riforme successive, anche se le richieste di una maggiore autodeterminazione persistono tra vari segmenti della popolazione dell’isola, che conta circa 350mila abitanti.
Uccidere Alain Orsoni al funerale di sua madre significa dire che non esiste più alcuna autorità residua, né politica né genealogica, che la voce storica non deve più parlare e che la protezione simbolica del padre non deve più valere per il figlio. Non è un gesto d’onore: è potere nudo, l’annientamento di ogni codice che per decenni aveva regolato, sia pure nella violenza, i conflitti tra clan e famiglie dell’isola.



