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Home » Attualità » Perché il Codacons ce l’ha con Amadeus e il suo nuovo programma?

Perché il Codacons ce l’ha con Amadeus e il suo nuovo programma?

Il Codacons chiede l'intervento della Corte dei Conti per far chiarezza sullo show del Nove, Chissà chi c'è. Ecco perché
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino4 Settembre 2024
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Amadeus
Il conduttore Amadeus (fonte: RAI)

È in corso una singolare sfida a distanza tra Codacons e Amadeus sul prossimo show del conduttore, Chissà chi c’è, che arriverà sul Nove a partire dal 22 settembre. Motivo del contendere, il formata. Secondo l’associazione dei consumatori, infatti, sarebbe identico a quello di I soliti ignoti. E ciò provocherebbe un danno erariale per la Rai, ovvero la tv di Stato. Per questo motivo, Adiconsum chiede alla Corte dei Conti di vigilare. La Corte dei Conti, infatti, è un organo di rilevanza costituzionale che, tra le altre cose, garantisce la corretta gestione della spesa pubblica.

Tutto parte da un video, pubblicato qualche giorno fa su Instagram, in cui Amadeus spiega che tipo di show sarà. E il racconto, in effetti, riporta direttamente a I soliti ignoti, visto che Ama parla di “un gioco divertente che ho condotto per tanti anni. Dovete indovinare i mestieri di otto identità e capire chi di loro è parente del parente misterioso. È il gioco che tutti voi conoscete, cambia solo il titolo“.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Amadeus (@amadeusonoio)

Adiconsum, quindi, è partita a spron battuto. Difficile che la richiesta dell’associazione possa essere valutata in tempi brevi. E che in qualche modo blocchi la messa in onda del programma. Tuttavia, il presidente del Codacons Carlo Rienzi ha scritto all’Adnkronos chiedendo spiegazioni.

“Vogliamo capire se sia legittimo che un conduttore, in questo caso Amadeus, porti con se su un’altra rete televisiva un format di cui la Rai sembrerebbe detenere la proprietà già dal 1991, quando il quiz tv fu ideato e presentato alla rete da Gianni Ippoliti, come riportato da diversi articoli di stampa dell’epoca“.

Per Rienzi, il passaggio di un format che da anni faceva parte del palinsesto Rai verso una rete privata rischia di danneggiare i cittadini e la rete di Stato, che non potrà contare sugli introiti pubblicitari garantiti dal programma.

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