Quando Charles Dickens pubblicò il Canto di Natale il 19 dicembre 1843 a Londra, probabilmente non immaginava che stava per ridefinire per sempre il modo in cui il mondo occidentale avrebbe celebrato il Natale. La prima edizione, pubblicata da Chapman & Hall e illustrata da John Leech, andò esaurita nel giro di pochi giorni: il giorno di Natale non c’era più una copia disponibile nelle librerie londinesi.
Il successo fu così immediato e travolgente che alla fine del 1844 erano già state stampate tredici edizioni. Ma il vero fenomeno non furono solo le vendite: Dickens aveva catturato e cristallizzato per sempre gli aspetti fondamentali del Natale moderno come le riunioni familiari, il cibo e le bevande tradizionali, i giochi e soprattutto lo spirito di festa e generosità che oggi associamo automaticamente a questa celebrazione.
Dickens scrisse il racconto in un periodo particolare della storia britannica, quando gli inglesi stavano riscoprendo e rivalutando le tradizioni natalizie. L’ispirazione decisiva arrivò dalla visita di Dickens alla Field Lane Ragged School, una delle diverse istituzioni esistenti allora per i bambini di strada di Londra. Il trattamento verso i poveri e l’abilità di un individuo di redimersi operando una trasformazione in persona più empatica divennero le chiavi tematiche della storia.
Il libro arrivò in Italia già nel 1852, appena nove anni dopo la pubblicazione originale inglese. La novella racconta la storia di Ebenezer Scrooge, un anziano banchiere londinese ricchissimo ma estremamente avaro, egoista e crudele, che odia profondamente il Natale.

Scrooge è talmente attaccato al denaro che, nonostante la sua enorme ricchezza, veste di stracci e vive come un nullatenente. Considera il Natale una perdita di tempo, un giorno in cui non si può lavorare e guadagnare, arrivando persino a rimproverare Dio per il riposo domenicale che intralcia il commercio. Il suo povero impiegato contabile Bob Cratchit, al quale corrisponde uno stipendio da fame, è costretto a lavorare con orari più lunghi di quelli degli operai nelle fabbriche, persino la vigilia di Natale e il giorno di Santo Stefano.
La vigilia di Natale del 1843 segna l’inizio della trasformazione di Scrooge. Dopo aver risposto male a tutti coloro che gli fanno gli auguri, aver trattato con disprezzo il nipote Fred che lo invita a cena e aver rifiutato con crudeltà di fare una donazione per i poveri, affermando che sarebbe meglio se morissero per diminuire la popolazione in eccesso, Scrooge rincasa.
Ed è qui che inizia il viaggio soprannaturale che cambierà per sempre la sua vita. Il protagonista riceve la visita di una serie di fantasmi: il primo è Jacob Marley, il suo defunto amico e socio in affari, che appare nel picchiotto del portone e lo ammonisce sul destino che lo attende se non cambierà. Seguono poi gli spiriti del Natale passato, del Natale presente e del Natale futuro, ciascuno con il compito di mostrargli aspetti diversi della sua esistenza e delle conseguenze delle sue azioni.
Attraverso queste visioni notturne, Scrooge viene portato a un profondo cambiamento. Rivede il proprio passato, osserva il presente delle persone che lo circondano, inclusa la famiglia del nipote Fred e quella del povero Bob Cratchit con il piccolo Tiny Tim, e infine contempla il futuro cupo che lo attende se persiste nella sua avarizia. Al termine di questa esperienza trasformativa, diventa molto più gentile e generoso e inizia finalmente ad apprezzare il vero significato del Natale.
Nonostante il successo clamoroso, Dickens guadagnò poco dal libro. Copie pirata apparvero già nel gennaio 1844, contro la cui pubblicazione l’autore agì per le vie legali, ma che abbassarono ulteriormente i magri profitti. Tuttavia, questo non fermò lo scrittore, che continuò a scrivere altre storie natalizie negli anni successivi: la serie dei Christmas Books include Le campane del 1845, Il grillo del focolare sempre del 1845, La battaglia della vita del 1846 e Il patto col fantasma del 1848.
Nel 1849, Dickens iniziò la lettura pubblica della storia, trasformandola in uno spettacolo teatrale che lo rese ancora più famoso. Il successo fu così dirompente che fino alla sua morte l’autore realizzò 127 acclamate apparizioni pubbliche con la lettura del Canto di Natale, eventi che attiravano folle immense e commuovevano gli spettatori fino alle lacrime.
Il personaggio di Ebenezer Scrooge è diventato talmente iconico nella cultura popolare che ha ispirato innumerevoli altri personaggi. La storia continua a parlare alle generazioni moderne perché affronta temi universali e senza tempo: l’avidità, la solitudine, la possibilità di cambiamento, il valore della generosità e l’importanza delle relazioni umane rispetto all’accumulo di ricchezza. In un’epoca in cui Dickens vedeva il capitalismo industriale trasformare la società britannica, creando enormi disparità tra ricchi e poveri, il Canto di Natale rappresentò un appello morale potente alla compassione e alla solidarietà sociale.



