La Giornata Internazionale della Donna non è nata da un singolo evento isolato, ma è il risultato di decenni di mobilitazioni che hanno attraversato l’Europa e gli Stati Uniti tra il XIX e il XX secolo. Sebbene nell’immaginario collettivo la data sia spesso associata a tragici incendi in fabbrica, la ricostruzione storica rivela un percorso molto più articolato, fatto di rivendicazioni politiche, scioperi e congressi internazionali.
Le radici: il suffragio e le prime giornate nazionali
Alla fine dell’Ottocento, i movimenti per il diritto di voto (le “suffragette”) iniziarono a organizzarsi stabilmente. Tuttavia, esisteva una frattura tra le femministe della borghesia e le attiviste socialiste. Queste ultime, guidate da figure come Clara Zetkin, volevano che la lotta per il voto fosse legata indissolubilmente al miglioramento delle condizioni salariali delle operaie.

La prima vera “Giornata della Donna” (Woman’s Day) fu celebrata negli Stati Uniti il 3 maggio 1908 a Chicago, seguita da una manifestazione ufficiale il 23 febbraio 1909. In quel periodo, il settore tessile era in fermento: tra il 1909 e il 1910, New York fu teatro di un massiccio sciopero di ventimila camiciaie che chiedevano dignità e diritti.
Da Copenaghen all’8 marzo 1917
La svolta internazionale avvenne nel 1910 a Copenaghen, durante la seconda Conferenza delle donne socialiste. In quella sede, Clara Zetkin propose di istituire una ricorrenza annuale per promuovere il suffragio universale. Negli anni successivi, la data variò tra la fine di febbraio e la metà di marzo, a seconda dei Paesi.
La data definitiva dell’8 marzo è legata indissolubilmente alla Rivoluzione russa. L’8 marzo 1917 (23 febbraio secondo il calendario giuliano allora in vigore), le donne di San Pietroburgo scesero in piazza per una grande manifestazione chiedendo “pane e pace”. Questa protesta fu la scintilla che portò al crollo dello zarismo. Per onorare questo evento, nel 1921 la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste a Mosca fissò l’8 marzo come data unica per la celebrazione mondiale.
Miti e realtà: l’incendio della Triangle Shirtwaist
Esiste una diffusa confusione storica che attribuisce l’origine della festa a un rogo avvenuto l’8 marzo 1908 nella fabbrica “Cotton”. Le ricerche storiche hanno dimostrato che tale evento non è mai accaduto in quella data. Molto probabilmente, il mito si è sovrapposto alla tragedia reale della Triangle Shirtwaist Factory, avvenuta a New York il 25 marzo 1911, dove persero la vita 146 lavoratori, per la maggior parte giovani donne immigrate. Sebbene non sia l’origine cronologica della giornata, quel dramma divenne un simbolo fondamentale per le battaglie sulla sicurezza sul lavoro.
L’ufficializzazione dell’ONU e il simbolo italiano
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la ricorrenza perse temporaneamente vigore nel blocco occidentale, dove veniva vista come una festa “comunista”. La situazione cambiò negli anni Settanta con la seconda ondata femminista. Nel 1977, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ufficializzò la “Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale”.
In Italia, la prima celebrazione risale al 1922. Nel 1946, su iniziativa dell’UDI (Unione Donne in Italia), venne introdotta la mimosa come simbolo ufficiale: un fiore povero, ma capace di fiorire precocemente anche in terreni difficili, perfetto per rappresentare la resilienza femminile.



