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Home » Cultura » Storia » Perché si parlò di miracolo a Dunkirk? Cos’era l’operazione Dinamo

Perché si parlò di miracolo a Dunkirk? Cos’era l’operazione Dinamo

Dunkirk 1940: un'evacuazione che sembra impossibile diventa un simbolo di speranza. Ecco come si è svolta l’Operazione Dinamo.
Tiziana MorgantiDi Tiziana Morganti4 Giugno 2025
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Dunkirk
Una scena di Dunkirk (fonte: Warner Bros.)

Nella primavera del 1940, l’Europa è stretta nella morsa dell’avanzata nazista. Dopo aver travolto Polonia, Danimarca e Norvegia, infatti, la Germania hitleriana decide di lanciare una rapidissima offensiva verso ovest: Francia, Belgio e Paesi Bassi cadono una dopo l’altra.  Per questo motivo l’esercito britannico, accorso in aiuto dei francesi, si ritrova accerchiato sulle coste della Manica, nella città portuale di Dunkerque, Dunkirk, in inglese. Sembra la fine, invece è l’inizio di qualcosa di inaspettato. E’ proprio da qui, infatti, che nasce il termine miracolo di Dunkirk.

Tra il 26 maggio e il 4 giugno 1940 si svolge l’Operazione Dinamo, un piano d’emergenza ideato dal comando britannico per evacuare oltre 300.000 soldati alleati bloccati sulla spiaggia di Dunkirk, sotto il fuoco tedesco. L’iniziativa sembra disperata: le truppe erano senza copertura, gli Stuka, i bombardieri tedeschi martellano la costa, il porto è semidistrutto e i mezzi navali insufficienti. Ma contro ogni previsione, l’operazione riesce.

Una scena del film Dunkirk di Christopher Nolan. (WARNER BROS. PICTURES)
Una scena del film Dunkirk di Christopher Nolan. (WARNER BROS. PICTURES)

A rendere sorprendente il salvataggio è il coinvolgimento di centinaia di piccole imbarcazioni civili, come traghetti, pescherecci e barche da diporto, che attraversano il Canale della Manica per evacuare i soldati direttamente dalle spiagge. Gli inglesi li chiamarono the little ships. Molti sono guidati da marinai volontari, altri da semplici civili improvvisatisi eroi. La Royal Navy li coordina, ma è l’iniziativa privata a fare la differenza.

Alla fine, riescono a salvare 338.226 uomini, tra britannici e francesi. L’obiettivo iniziale era di trarne in salvo circa 45.000. La cifra finale, dunque, supera ogni aspettativa, e l’opinione pubblica parla di miracolo. Non solo per l’entità dell’evacuazione, ma soprattutto per la straordinaria resistenza dei soldati e il coraggio dei civili. Anche la temporanea indecisione di Hitler, che ferma l’avanzata di terra per tre giorni, forse su consiglio di Göring, che voleva risolvere la situazione con l’aviazione, contribuisce al successo dell’operazione.

Così, nonostante il miracolo di Dunkirk non possa essere considerato una vittoria militare, ha avuto il potere di motivare il morale. In un momento di sconfitta e ritirata, infatti, offre all’opinione pubblica britannica una narrazione di eroismo e speranza. Lo stesso Winston Churchill, pur avvertendo che “le guerre non si vincono con le evacuazioni”, riconosce il valore simbolico dell’impresa. Non è un caso, dunque, che Dunkirk sia diventato un punto fermo della memoria collettiva inglese, celebrato nella letteratura, nel cinema e nella cultura popolare.

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