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Home » Salute » Avremo presto borse in pelle di T-Rex ricreata in laboratorio? Le cose non stanno proprio così

Avremo presto borse in pelle di T-Rex ricreata in laboratorio? Le cose non stanno proprio così

Alcune aziende biotech vogliono produrre pelle “di T-Rex” in laboratorio come alternativa sostenibile al cuoio. Ma è davvero così?
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino1 Maggio 2025Aggiornato:10 Maggio 2025
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un t-rex
Un T-Rex (fonte: Unsplash)

Che le biotecnologie stiano facendo passi da gigante è certo. Ma le notizie in quest’ambito sono spesso male interpretate (ricordate la storia della de-estinzione dei metalupi di Trono di Spade?). L’ultima “provocazione” in ordine di tempio è quella di un consorzio internazionale che ha annunciato l’intenzione di lanciare sul mercato accessori di lusso realizzati in pelle di T-Rex, coltivata in laboratorio. E la domanda è: si può davvero ricreare la pelle di un animale estinto da 66 milioni di anni?

Il progetto nasce da una collaborazione tra tre aziende: l’agenzia creativa VML (del gruppo WPP), la biotech britannica Lab-Grown Leather Ltd (di BSF Enterprise PLC) e la società olandese The Organoid Company, specializzata in ingegneria genomica. L’obiettivo dichiarato è sviluppare un’alternativa sostenibile e cruelty-free alla pelle animale tradizionale, utilizzando cellule ingegnerizzate in laboratorio con DNA sintetico ispirato al Tyrannosaurus rex.

Il processo produttivo si basa su una piattaforma proprietaria chiamata Advanced Tissue Engineering Platform (ATEP™), che consente la crescita cellulare senza strutture di supporto, replicando le condizioni biologiche naturali. Le cellule sono programmate per auto-organizzarsi, generando una pelle che risulterebbe “strutturalmente identica” alla pelle vera per tatto, resistenza e capacità di riparazione. Il collagene fossile del T. rex, recuperato da alcuni resti ossei, serve solo come fonte d’ispirazione per progettare la sequenza genetica artificiale, che viene poi inserita nelle cellule per indurne la produzione del biomateriale fonte.

una piccola borsa in pelle
una piccola borsa in pelle (fonte: Unsplash)

Tuttavia, diversi paleontologi e biologi hanno subito contestato l’iniziativa. Il problema principale è che non esiste DNA autentico di T. Rex. Il materiale genetico si degrada rapidamente dopo la morte e i più antichi frammenti di DNA recuperati finora risalgono a circa 2 milioni di anni fa, provenienti da ambienti artici. I dinosauri non aviani, invece, si sono estinti circa 66 milioni di anni fa.

Inoltre, non esistono campioni ben conservati di pelle di T. Rex. Le impronte cutanee fossilizzate sono rare e non forniscono informazioni sui tessuti interni necessari per la produzione della pelle. La stessa struttura del collagene fossile è frammentaria e non permette di ricostruire una sequenza specifica per il T. Rex.

In sintesi, la pelle di T-Rex non è vera pelle di dinosauro, ma una pelle coltivata in laboratorio con DNA sintetico che si ispira a quel dinosauro per branding e storytelling. Nonostante le critiche scientifiche, il progetto resta interessante per le sue implicazioni ambientali ed etiche. La pelle coltivata ridurrebbe l’impatto della deforestazione causata dagli allevamenti bovini e eliminerebbe l’uso di sostanze tossiche come il cromo, impiegato nella concia industriale. Inoltre, si eviterebbe l’uccisione di animali, rispondendo alla crescente domanda di materiali cruelty-free nel settore moda.

I promotori puntano a lanciare il primo prodotto di lusso entro la fine del 2025. Dopo una fase di prova nel settore degli accessori, il biomateriale potrebbe essere applicato anche all’industria automobilistica e ad altri comparti.

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