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Home » Lifestyle » Sesso » Chi assume il Viagra riduce il rischio di Alzheimer: ecco lo studio

Chi assume il Viagra riduce il rischio di Alzheimer: ecco lo studio

Una nuova ricerca suggerisce che l'assunzione del Viagra per la disfunzione erettile aiuta a prevenire l'Alzheimer: sarà verò?
Simone FabrizianiDi Simone Fabriziani9 Febbraio 2024
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Viagra
La pillola Pfizer del Viagra (foto: Tim Reckmann/Wikimedia)

Un recente studio scientifico suggerisce che gli uomini che assumo le pillole di Viagra per curare la disfunzione erettile hanno un 18% in più di possibilità di non incorrere in patologie neurodegenerative come ad esempio l’Alzheimer. Ulteriori richerche però devono ancora essere effettuate per capire come la terapia del Viagra sia collegata con un minor caso di insorgenze della demenza neurologica.

Pillole
Pillole in mano (foto: Ivan Radic/Flickr)

Secondo quanto spiega BBC, in una ricerca condotta su oltre 260.000 uomini, coloro che assumevano i farmaci Viagra avevano il 18% in meno di probabilità di sviluppare la condizione che causa la demenza. Questo perché le pillole di Viagra, attaccando la sostanza chimica chiamata beta-amiloide che si accumula nel cervello delle persone affette da Alzheimer, hanno il potenziale di cambiare il modo in cui la malattia neurodegenerativa viene trattata.

Uno studio portato avanti da Neurology ha difatti confrontato i registri di prescrizione di migliaia di uomini con disfunzione erettile, con quelli a cui erano stati somministrati i farmaci; nel corso dei successivi cinque anni, hanno riscontrato 8,1 casi di Alzheimer ogni 10.000 persone nel gruppo a cui erano stati prescritti i farmaci, e 9,7 casi nel gruppo che non li assumeva.

L’autrice principale dello studio di Neurology, la dott.ssa Ruth Brauer, ha dichiarato: “Sono necessarie ulteriori ricerche per confermare questi risultati, saperne di più sui potenziali benefici e meccanismi di questi farmaci e esaminare il dosaggio ottimale”. Anche se, visti questi primi risultati, gli orizzonti scientifici sembrano cautamente rosei e postitivi per la cura non solo dell’Alzheimer, ma anche di altre malattie neurodegenerative.

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