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Home » Spettacolo » Come finisce La grande partita, il film sulla gara di scacchi più nota della storia

Come finisce La grande partita, il film sulla gara di scacchi più nota della storia

Quella tra Bobby Fisher e Boris Spassky è passata alla storia come la sfida a scacchi del secolo, ecco come finisce La grande partita.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino9 Giugno 2024
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Tobey Maguire ne La grande partita (fonte: Lionsgate)

La grande partita di Edward Zwick finisce spiegando che Bobby Fischer vinse il match contro Spassky, passato alla storia come la più grande partita di scacchi mai giocata. Fischer, però, ebbe gravi problemi psichiatrici che peggiorarono di anno in anno. Rinunciò al suo titolo e morì nel 2008 come fuggitivo.

Si chiude così la parabola umana di un genio degli scacchi, interpretato da Tobey Maguire, minato da una serie di paranoie che lo hanno portato all’autodistruzione. Il film, scritto da Steven Knight, inizia nel 1972. Fischer distrugge la sua stanza d’albergo, convinto che il KGB sovietico lo stia spiando.

Facciamo un salto indietro nel tempo nel 1951 a Brooklyn, dove la madre di Fischer, un’immigrata ebrea sovietica, rivela al giovane Bobby che l’FBI la tiene d’occhio a causa delle sue simpatie marxiste. Il piccolo cresce nella paura che possa succedergli qualcosa. E per proteggersi si rifugia nel mondo degli scacchi, dove eccelle.

Presto Bobby diventa una celebrità del settore, fino al grado di Gran Maestro. Durante un torneo a Varna, in Bulgaria, Fischer viene a sapere che i gran maestri sovietici manipolano i risultati con la complicità della Federazione Mondiale degli Scacchi. Abbandona il torneo e il mondo degli scacchi. Almeno fino a quando l’avvocato Paul Marshall non si offre di aiutarlo a modificare le regole dei tornei. Fischer torna allora gareggiare, senza alcun rivale.

La grande partita scena
Una scena di La grande partita (fonte: Lionsgate)

Gli unici, si trovano al di là della Cortina di Ferro, nell’U.R.S.S., dove gli scacchi, al pari di altri vettori culturali, sono sfruttati come propaganda comunista. Su Fischer, allora, decidono di puntare il presidente Richard Nixon e il segretario di Stato Henry Kissinger. L’idea è quella di usarlo come “arma” contro i russi. Dopo una prima sconfitta in un torneo a Santa Monica contro Boris Spassky (Liev Schreiber), Fischer mostra segni di cedimento che portano alla paranoia e alla psicosi. E anche all’antisemitismo, nonostante Fischer stesso sia ebreo.

Si arriva così allo scontro epocale di Reykjavík, in Islanda, nel match clou del Campionato Mondiale di Scacchi.

La gara si mostra subito complicata per Fischer che detesta il rumore del pubblico e chiede silenzio assoluto. Spassky, spaventato dall’idea di mantenere il titolo per forfait, ordina al suo entourage di accettare le richieste di Bobby.

Fischer vince la terza partita e quinta partita, mentre la quarta finisce in parità. Nella sesta, i campioni si giocano il tutto per tutto. Fischer si aggiudica la gara in maniera magistrale e conquista anche la standing ovation del pubblico e di Spassky.

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