La lunga e accesissima rivalità – per non dire ostilità – tra Stati Uniti e Russia si è manifestata nel corso della storia praticamente in qualsiasi ambito: non fa eccezione quello sportivo, soprattutto in alcune discipline e in alcune manifestazioni di particolare rilievo a livello mondiale. È il caso dell’hockey su ghiaccio, e delle Olimpiadi Invernali del 1980 a Lake Placid: proprio in questa occasione, esattamente 45 anni fa, la nazionale USA conseguì una storica e iconica vittoria – nota come Miracle On Ice – contro la nazionale URSS, aggiudicandosi poi la medaglia d’oro.
L’Unione Sovietica si era presentata alle Olimpiadi di quell’anno con una nazionale di hockey pressoché imbattibile, guidata dal granitico portiere Vladislav Tretiak; secondo tutti i pronostici la squadra, campionessa in carica per le 4 precedenti edizioni dei Giochi invernali, non avrebbe avuto alcun problema a vincere il quinto oro consecutivo.
Non si poteva dire lo stesso della nazionale statunitense, composta da giovani giocatori inesperti appena usciti dal college che proprio dai Russi erano stati sconfitti 10-3 in un’amichevole di qualche giorno prima. Erano insomma gli underdog della situazione, e nessuno si aspettava davvero che arrivassero in fondo al torneo.
Furono dunque in molti a rimanere a bocca aperta quando la nazionale USA si distinse nel girone eliminatorio per la solidità e concretezza del suo gioco, inanellando una vittoria dietro l’altra e qualificandosi alla corsa per le medaglie senza alcuna sconfitta. La tensione salì però alle stelle quando il pubblico americano scoprì che l’avversaria della semifinale sarebbe stata la tanto temuta e detestata URSS: l’esercito sovietico aveva appena invaso l’Afghanistan, e il presidente Carter aveva minacciato di boicottare le future Olimpiadi estive a Mosca; la semifinale di hockey assunse un valore simbolico ben superiore a quello sportivo.
Anche il match fu assai teso e cominciò senz’altro in salita per gli USA, immediatamente in svantaggio; complice però la tenacia del portiere Jim Craig, e l’inaspettata sostituzione di Tretiak, essi si aggiudicarono la vittoria con un punteggio di 4-3. È ormai famoso il grido di esultanza del telecronista americano Al Michaels, che fu il primo a definire quella conclusione un vero e proprio miracolo su ghiaccio. Questa vittoria è ancora oggi fortemente sentita dal popolo statunitense, al punto che molti dimenticano che si trattava “solo” di una semifinale: gli USA conquistarono comunque la medaglia d’oro nel match successivo, disputato contro la Finlandia.



