Qualche ora fa è arrivata la seconda fumata nera per l’elezione del prossimo Papa. Il Conclave è ormai nel pieno con le sue particolarità, i rituali e anche con la necessità di comprendersi. 133 sonno i cardinali che arrivano da tutto il mondo e la domanda sorge naturale: se non possono esserci interpreti e traduttori, che lingua parlano per capirsi? La lingua ufficiale del conclave è il latino. È la lingua in cui si tengono i rituali liturgici, si pronunciano le formule ufficiali e si scrivono i documenti relativi all’elezione. Il latino è infatti la lingua formale e giuridica della Chiesa cattolica, e conserva questa funzione simbolica anche nei momenti più solenni, come appunto l’elezione del pontefice.
Ad esempio, quando un cardinale accetta l’elezione, risponde con le parole Accepto, e la proclamazione del nuovo Papa al mondo intero avviene in latino: Habemus Papam.

Tuttavia, il latino non è la lingua più usata per comunicare tra i cardinali durante il conclave. Nella pratica, per comprendersi, i porporati ricorrono spesso all’italiano. Si tratta di una lingua franca all’interno della Curia romana, dove molti cardinali hanno vissuto o lavorato per anni. Anche chi non è madrelingua possiede spesso una conoscenza sufficiente dell’italiano, almeno per le conversazioni essenziali. Il latino rimane confinato alle parti più formali della procedura.
Nei momenti più informali, durante le pause nei corridoi o nei momenti di socializzazione all’interno della Domus Sanctae Marthae, i cardinali usano diverse lingue moderne, a seconda delle competenze linguistiche individuali. Tra queste, l’inglese è sempre più presente, specialmente per i cardinali provenienti da Africa, America e Asia. Il francese, un tempo lingua dominante nel collegio cardinalizio, oggi ha un ruolo più marginale.
La prevalenza dell’italiano è anche un fatto pratico: tutte le comunicazioni interne del conclave, come le istruzioni logistiche o i riferimenti agli spostamenti tra la Cappella Sistina e l’alloggio dei cardinali, avvengono di norma in italiano. Inoltre, le omelie, le meditazioni spirituali e le prediche che introducono le giornate di votazione sono spesso pronunciate in italiano o tradotte simultaneamente.
Una curiosità storica riguarda l’evoluzione delle lingue usate nel conclave: nel Medioevo, il latino era l’unica lingua ammessa. Ma già nel XVI secolo si segnalano problemi di comprensione tra i cardinali non italofoni. Nel Novecento, con l’internazionalizzazione crescente del collegio cardinalizio, l’uso di altre lingue moderne è diventato inevitabile. Con l’elezione di papi non italiani, a partire da Giovanni Paolo II nel 1978, anche l’inglese ha assunto maggiore importanza.



