Qualche ora fa un evento di eccezionale violenza ha colpito le Alpi svizzere: il crollo parziale del ghiacciaio del Birch ha provocato una valanga di ghiaccio e detriti che ha completamente cancellato il piccolo villaggio alpino di Blatten, nel Canton Vallese. L’enorme massa, stimata in oltre 9 milioni di tonnellate, ha sepolto case, strade e infrastrutture nel giro di pochi secondi, lasciando un paesaggio completamente trasformato.
Secondo gli esperti dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM), il disastro è il risultato di un insieme di fattori geologici e climatici. Il ghiacciaio del Birch era già stato classificato come instabile da diversi anni e soggetto a monitoraggi costanti. Le alte temperature registrate nella primavera 2025 hanno accelerato lo scioglimento dei ghiacci superficiali, contribuendo a ridurre l’attrito tra il ghiacciaio e il substrato roccioso. A questo si è aggiunta una serie di intense precipitazioni, che hanno saturato il terreno e indebolito ulteriormente la stabilità dell’intero versante.
Nei giorni scorsi, le autorità avevano ordinato l’evacuazione di circa 300 persone, oltre a tutto il bestiame, dal villaggio, temendo che il ghiacciaio potesse crollare. Al momento si segnala un uomo disperso e ingenti danni a tutta la zona. Il crollo dei detriti, infatti, ha sbarrato il corso di un torrente provocando la formazione di un lago naturale che va gestito con attenzione.
La dinamica è simile a quella che causò il disastro della Valtellina nel luglio del 1987, quando il distacco di un versante del Pizzo Coppetto spazzò via i paesi di S.Antonio Morignone e Aquilone provocando la morte di 53 persone. L’evento è solo la punta di un fenomeno ampio e preoccupante. Secondo gli studi, entro il 2100 circa il 90% dei ghiacciai alpini potrebbe scomparire, con ripercussioni rilevanti su ecosistemi, risorse idriche e sicurezza dei territori.



