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Home » Ambiente » Guerra Israele-Iran, cosa sappiamo di un possibile danno ambientale da radiazioni?

Guerra Israele-Iran, cosa sappiamo di un possibile danno ambientale da radiazioni?

Al momento, il pericolo è circoscritto. Tuttavia, si resta vigili, poiché scenari futuri potrebbero alterare lo stato attuale.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino15 Giugno 2025
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simbolo radioattività
simbolo radioattività (fonte: Unsplash)

La recente escalation tra Israele e Iran ha visto attacchi mirati contro siti nucleari iraniani e risposta da parte del governo di Teheran. La preoccupazione, però, oltre che per la terribile situazione, è legata a un possibile impatto ambientale delle radiazioni. Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), gli attacchi hanno causato contaminazione radiologica e chimica all’interno degli impianti, ma tale contaminazione non risulta diffusa verso l’esterno nell’ambiente o alla popolazione. I livelli di radioattività restano su valori considerati normali.

Rafael Grossi, direttore dell’AIEA, ha riferito al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che gli attacchi israeliani non hanno alterato i valori di radioattività esterni ai siti. Tuttavia, all’interno degli impianti nucleari di Natanz, Fordow ed Esfahan si è rilevata presenza di materiale radioattivo e agenti chimici, seppure confinati all’interno. Grossi ha inoltre sottolineato che la contaminazione è “gestibile” se vengono adottate misure adeguate.

cartello alert nucleare
cartello alert nucleare (fonte: Unsplash)

Nel linguaggio tecnico, la contaminazione radiologica si verifica quando materiale radioattivo (polveri, liquidi, gas) si deposita su superfici, persone, edifici o ambienti, potenzialmente esponendoli a radiazioni. Ciò può avvenire internamente (all’interno di un impianto) o esternamente (sull’ambiente circostante). Una contaminazione interna, se sigillata, comporta rischi circoscritti; una contaminazione esterna può diventare pericolosa se ingerita o inalata.

L’attacco israeliano ha colpito doppio piano nelle strutture sotterranee, interrompendo l’alimentazione elettrica ai sistemi di arricchimento dell’uranio, in particolare nelle centrifughe. Secondo valutazioni pubblicate dal Corriere della Sera, l’uranio presente in Iran non è altamente radioattivo di per sé. Inoltre, le centrifughe sono sotterranee, il che riduce ulteriormente la probabilità di dispersioni estese.

Dunque, se la contaminazione rimane confinata all’interno delle strutture colpite, l’impatto ambientale resta limitato. Tuttavia, se fosse fuoriuscito materiale fissile o contaminante, questo avrebbe potuto raggiungere aria, suolo o acque superficiali e sotterranee, con conseguenze per flora, fauna, catena alimentare e salute umana. Al momento non si rileva alcun aumento di radioattività registrato da agenzie indipendenti – mainstream iraniani e internazionali confermano, per ora, livelli “normali”.

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