Il Mar Mediterraneo è un mare chiuso, circondato da città, porti e attività turistiche, eppure si credeva che almeno le sue profondità fossero al riparo dall’inquinamento umano. Una recente spedizione scientifica ha purtroppo smentito questa idea: il punto più profondo del Mediterraneo, noto come Fossa di Calypso, situato a circa 37 miglia dalla costa del Peloponneso, è stato trovato coperto da rifiuti umani. La scoperta è stata fatta nel 2020, grazie al sommergibile Limiting Factor della missione Caladan Oceanic, ma è stata resa pubblica nel 2025, insieme ai dati completi.
Durante un’immersione di 43 minuti a circa 5.122 metri di profondità, i ricercatori hanno filmato una distesa di spazzatura, confermando che nessuna parte del fondo era pulita. In un solo tratto di 650 metri sono stati contati 167 oggetti, tra cui sacchetti di plastica, bottiglie, lattine, contenitori, corde, tetrapak, vetro e pezzi di carta. In totale, l’88% dei rifiuti identificati era plastica, un dato che impressiona e allarma. Molti di questi oggetti erano parzialmente sepolti o erosi, segno che erano lì da tempo.
Questi rifiuti non sono stati scaricati direttamente nel punto profondo: ci sono arrivati trasportati dalle correnti marine, dai fiumi, dal vento o gettati illegalmente dalle navi. Alcuni sono arrivati anche da molto lontano, ad esempio dallo Stretto di Otranto o dal Mar Adriatico. Il Mediterraneo è soggetto a vortici di superficie, simili a piccoli mulinelli d’acqua, che raccolgono la spazzatura galleggiante e la convogliano nei punti più profondi. A rendere il problema peggiore, le correnti della Fossa di Calypso sono deboli, e questo permette ai rifiuti di depositarsi sul fondo senza essere rimossi.

Anche se durante la spedizione non sono stati osservati animali impigliati nella plastica, gli scienziati avvertono che la presenza di rifiuti in profondità è pericolosa per gli ecosistemi marini. Le comunità animali che vivono in queste zone si sviluppano lentamente e sono molto vulnerabili. Inoltre, ciò che si deposita sul fondo può alterare gli equilibri alimentari, influenzare la pesca, il clima e persino la stabilità geologica.
Il fatto che i rifiuti raggiungano anche i luoghi più remoti ci dice una cosa chiara: quello che buttiamo non scompare, ma si sposta. Da una spiaggia, una bottiglia di plastica può finire a chilometri di distanza, affondando piano piano fino a diventare parte del paesaggio sommerso. In passato, altri studi avevano già segnalato il problema, come quello condotto nello Stretto di Messina, che detiene il record mondiale di spazzatura sottomarina.
Oggi, questa nuova indagine porta prove ancora più forti, chiedendo un’azione urgente: servono leggi internazionali più severe, come il Trattato Globale sulla Plastica dell’ONU, ma anche un cambiamento nei nostri comportamenti quotidiani. Usare meno plastica, riciclare meglio, non abbandonare rifiuti e fare attenzione a ciò che consumiamo sono gesti semplici ma fondamentali.



