La commissione per la libertà condizionale della California ha respinto giovedì la richiesta di Erik Menéndez, che rimarrà in prigione per l’omicidio dei genitori avvenuto nel 1989. La decisione è stata comunicata dopo un’udienza durata quasi 10 ore, rappresentando un duro colpo per chi sperava nella liberazione di uno dei fratelli più famosi della cronaca giudiziaria americana. La notizia della loro scarcerazione (non assoluzione) era circolata dallo scorso maggio, quando il giudice Michael Jesic aveva ridotto la condanna da ergastolo senza possibilità di libertà condizionale a 50 anni di reclusione, rendendo i fratelli eleggibili per la valutazione.
Erik Menéndez, oggi 54 anni, ha partecipato all’udienza tramite videoconferenza dal penitenziario Richard J. Donovan, dove ha trascorso oltre tre decenni della sua vita. Questa rappresenta la prima volta nella storia che Erik Menendez ha avuto l’opportunità di richiedere la libertà condizionale. Potrà ripresentare la richiesta tra tre anni, secondo le normative vigenti nel sistema penitenziario californiano.

I fratelli Menendez furono condannati per l’omicidio a colpi di fucile dei genitori José e Kitty nella loro dimora di Beverly Hills. Il crimine, avvenuto nell’agosto del 1989, catturò l’attenzione internazionale, trasformandosi in uno dei processi più seguiti degli anni Novanta grazie alla copertura televisiva. Lo scorso anno, la vicenda fu al centro della seconda stagione della serie antologica Monsters, su Netflix, curata da Ryan Murphy (al quale Erik scrisse una lettera di accuse infuocate per il ritratto che di loro aveva fatto).
I fratelli ammisero gli omicidi ma sostennero di aver agito per legittima difesa, dichiarando di aver subito abusi sessuali dal padre e di aver temuto per le loro vite. Questa versione dei fatti ha continuato a dividere l’opinione pubblica per decenni, alimentando dibattiti sulla natura del crimine
L’attenzione si sposta ora su Lyle Menéndez, il fratello maggiore, la cui udienza per la libertà condizionale è programmata per oggi. La famiglia, che ha sempre sostenuto i due fratelli, ha espresso “cauto ottimismo” per questo secondo appuntamento con la giustizia.



