Durante il telegiornale del 1° settembre, la conduttrice del Tg5 Cesara Buonamici ha usato una parola ormai desueta per descrivere una bambina con disabilità. Commentando la notizia del furto di un triciclo ortopedico, necessario per la deambulazione della piccola, si è riferita a Olivia (questo il suo nome) dicendo “bambina handicappata”. Successivamente Buonamici si è scusata pubblicamente, dopo aver ammesso di aver usato un linguaggio inappropriato, pur senza avere intenzioni offensive.
“Vorrei fare una precisazione, ieri sera riguardo un episodio di disabilità ho usato, sbagliando, una parola che non si usa più e quindi mi dispiace e mi scuso“.

Ma esiste un modo corretto di esprimersi in questi casi? Ebbene, lo scorso ottobre, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha scritto una lettera importante a tutte le scuole italiane per spiegare come parlare correttamente di disabilità. Queste nuove regole seguono una legge (il decreto legislativo n. 62 del 2024) che è entrata in vigore il 30 giugno.
Secondo il Ministero, non si devono più usare parole come “handicap”, “portatore di handicap” o “diversamente abile”. Al loro posto, bisogna dire “persona con disabilità” o “condizione di disabilità”.
Anche quando si descrive quanto aiuto serve a una persona, il linguaggio è cambiato. Invece di usare termini vaghi, ora si parla di “necessità di sostegno elevato” o “sostegno intensivo” per essere più precisi e rispettosi. Per estensione, dunque, si parla anche di “bambino con disabilità” o “bambina con disabilità”. Non si usano più le parole “handicappato”, “portatore di handicap” o “diversamente abile”.
Questa scelta di parole non è solo una questione di buone maniere. Dire “persona con disabilità” mette al centro la persona, non la sua condizione.
Il cambiamento del linguaggio segue anche la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, un accordo internazionale che l’Italia ha firmato. Questo accordo stabilisce che le persone con disabilità hanno gli stessi diritti di tutti gli altri e meritano rispetto.



