Come vi avevamo anticipato qui, nel giorno del 70.mo compleanno di Papa Leone XIV, il quotidiano peruviano “El Comercio” ha anticipato oggi ampi stralci della prima intervista di Leone XIV da Papa, che accompagna una biografia, “León XIV: ciudadano del mundo, misionero del siglo XXI”, scritta dalla giornalista statunitense Elise Ann Allen.
Leone ha detto di star imparando molto da un ruolo, quello di Papa, che è completamente nuovo.
“Ho ancora una lunga curva di apprendimento davanti a me. C’è una parte importante in cui sento di essermi mosso senza troppe difficoltà, ed è quella pastorale. Mi sorprende ancora la risposta della gente, quanto sia ancora positiva, l’avvicinamento a persone di tutte le età. Apprezzo tutti, chiunque siano, da qualunque luogo provengano, e li ascolto“.

Dal giorno della sua elezione la situazione mondiale sembra essere sull’orlo della catastrofe. Leone ribadisce quindi il ruolo delicato della Chiesa, che sostiene la pace ma, realisticamente, non può essere mediatrice.
“Credo che la gente abbia ascoltato i vari appelli che ho lanciato; ho alzato la mia voce, la voce dei cristiani e delle persone di buona volontà, dicendo che la pace è l’unica risposta al massacro di persone dopo questi anni da entrambe le parti, in quel conflitto in particolare, ma anche in altri conflitti. La gente deve in qualche modo svegliarsi e dire: c’è un altro modo per farlo.
Sono ben consapevole delle implicazioni che ha pensare al Vaticano come mediatore, anche nelle due occasioni in cui ci siamo offerti di ospitare incontri di negoziazione tra Ucraina e Russia, sia in Vaticano che in qualche altra proprietà della Chiesa.
Da quando è iniziata la guerra, la Santa Sede si è impegnata molto per mantenere una posizione veramente neutrale. Alcune cose che ho detto sono state interpretate in un modo o nell’altro, e va bene così, ma la parte realistica non è la cosa principale in questo momento. Credo che diversi attori debbano esercitare una pressione sufficiente affinché le parti in guerra dicano: basta, cerchiamo un altro modo per risolvere le nostre divergenze. Continuiamo ad avere speranza. Credo fermamente che non possiamo perderla, mai. Ho grandi speranze nella natura umana“.
Forte, poi, il pensiero su Elon Musk (che qualche ora fa ha inneggiato alla violenza durante una manifestazione dell’estrema destra a Londra) e sui ricchi della Terra.
“La crisi del 2020 e la pandemia hanno avuto un effetto su tutto questo, ma credo che sia iniziato molto prima. Forse, in alcuni luoghi, anche la perdita di un senso più elevato della vita umana ha qualcosa a che fare con questo. Il valore della vita umana, il valore della famiglia e il valore della società. Se perdiamo il senso di questi valori, che importanza ha ormai? A questo si aggiungono altri fattori.
Uno molto significativo è il divario sempre più ampio tra i livelli di reddito della classe lavoratrice e quelli dei più ricchi. Ad esempio, gli amministratori delegati che sessant’anni fa potevano guadagnare da quattro a sei volte di più dei lavoratori, ora, secondo gli ultimi dati che ho visto, guadagnano seicento volte di più di quanto ricevono i lavoratori medi. Ieri ho letto la notizia che Elon Musk diventerà il primo trilionario al mondo. Cosa significa e di cosa si tratta? Se questo è l’unico valore che conta oggi, allora siamo in guai seri“.
L’atto finale della sua intervista è una dichiarazione d’amore per il Perù, terra d’adozione, dove ha trascorso la maggior parte della sua vita ministeriale. E se ai mondiali si dovessero sfidare USA e Perù, confida per chi tiferebbe: “Bella domanda. Probabilmente per il Perù, solo per affetto, se vogliamo. Sono anche un grande tifoso dell’Italia“.



