Con il suo look un po’ da rockettaro, il professor Vittorino Andreoli, psichiatra di fama internazionale, è senza dubbio uno dei personaggi televisivi più amati e peculiari. In una lunga intervista al Corriere della Sera di oggi si è aperto sulla sua vita privata e professionale. Nato a Verona il 19 aprile 1940, Andreoli ha raccontato di aver rinunciato a una cattedra ad Harvard per amore per la sua famiglia. Sposato con Laura e con due figlie piccole, Andreoli scelse di tornare in Italia, preferendo la vicinanza ai suoi affetti ad una prestigiosa carriera accademica:
“Ero già sposato con Laura, avevamo una bambina di pochi mesi e un’altra in arrivo. Mia moglie mi aveva raggiunto negli Stati Uniti e una sera tornai a casa con la notizia: “C’è la cattedra”. Ma lei non se la sentì di restare lì e mi rispose: “Sono felice per te, ma io e le bambine torniamo in Italia”. Così decisi: torno anche io, ma vado in manicomio“.
Negli anni ’70, i manicomi erano luoghi di sofferenza, dove la contenzione fisica era la norma. Andreoli, invece, decise di abolire le camicie di forza e tutti gli altri strumenti di coercizione. In un gesto simbolico e dirompente, radunò tutti questi oggetti e ne fece un falò, lasciando gli infermieri allibiti. Il suo approccio, ispirato a Franco Basaglia, si basava sul rispetto per la persona e sulla costruzione di relazioni autentiche, rifiutando la violenza e la costrizione.
“Mi sono sempre rifiutato di trattare i malati con la coercizione. Una volta mi mandarono a chiamare con urgenza, c’era un uomo che stava spaccando tutto nella stanza dove lo avevano rinchiuso con la forza. Arrivai e diedi ordine di aprire quella porta. Gli infermieri mi supplicarono: “È pericoloso”. Non sentii ragioni“.

Andreoli, poi, ha parlato anche di un aneddoto legato a un noto personaggio della RAI che gli aveva aveva fatto una richiesta particolare che ben spiegava il clima pesante degli anni ’60-’70:
“Non dimenticherò mai quel personaggio famoso della Rai che, anni prima, era venuto da me chiedendo di essere curato perché credeva davvero che amare un altro uomo fosse una malattia“.
Dalla sua routine quotidiana, fatta di camomilla al mattino e lenticchie alla sera, all’aneddoto di essere “bandito” dalle cene per la sua tendenza ad analizzare i commensali, Andreoli si rivela una figura spiritosa, “allergica” ai parrucchieri:
“Quando ero bambino i capelli me li tagliava mia madre, poi mi sono sposato e da allora me li taglia mia moglie. Non ho mai messo piede dal barbiere e quando una volta un famoso parrucchiere mi ha invitato perché voleva provare a cambiare la mia pettinatura, ho detto solo “no grazie”“.



