Il morbo di Parkinson, una malattia neurodegenerativa che colpisce milioni di persone in tutto il mondo, è da sempre oggetto di intense ricerche scientifiche. Un nuovo studio condotto dall’Università di Aarhus, in Danimarca, ha portato alla luce una scoperta sorprendente che potrebbe rivoluzionare la nostra comprensione della progressione di questa malattia: la formazione di minuscoli pori nelle membrane cellulari cerebrali, causati dalla proteina alfa-sinucleina.
L’alfa-sinucleina, una proteina essenziale per il corretto funzionamento del cervello, è nota per formare aggregati tossici che danneggiano le cellule cerebrali nei pazienti affetti da Parkinson. Questa nuova ricerca si concentra sugli oligomeri, molecole più piccole di alfa-sinucleina, e sul loro impatto sulle membrane cellulari. Utilizzando un modello cellulare in laboratorio, i ricercatori hanno osservato come questi oligomeri creino dei veri e propri “buchi” nelle membrane, permettendo il passaggio incontrollato di molecole dentro e fuori dalle cellule. Questo squilibrio chimico potrebbe essere un fattore chiave nella progressione della malattia.

Il processo di formazione dei pori, osservato dai ricercatori si svolge in tre fasi: aggancio, inserimento parziale e formazione del poro. Una volta formati, questi pori non sono statici, ma si aprono e chiudono ripetutamente. Questo comportamento dinamico potrebbe spiegare perché le cellule non muoiono immediatamente, dando alle pompe cellulari il tempo di compensare temporaneamente il danno.
Un’altra osservazione interessante riguarda la preferenza degli oligomeri per le membrane curve, come quelle dei mitocondri, le centrali energetiche delle cellule. Questo dettaglio potrebbe fornire importanti indizi su come contrastare la malattia.
Questa ricerca fornisce un nuovo tassello fondamentale per comprendere i meccanismi che portano al suo sviluppo. Fattori come la dieta, la genetica e la storia medica sono stati precedentemente collegati al Parkinson, e potrebbero tutti giocare un ruolo nella complessa patogenesi della malattia.
I ricercatori hanno già testato dei nanocorpi in grado di identificare gli oligomeri dopo la loro formazione, anche se non sono ancora in grado di impedire la formazione dei pori. Questo rappresenta comunque un passo avanti promettente verso lo sviluppo di nuove terapie. Il prossimo passo sarà quello di verificare questi risultati su cellule cerebrali viventi e sulle loro proteine, aprendo la strada a nuove strategie terapeutiche per rallentare o addirittura prevenire la progressione del Parkinson.
La ricerca è stata pubblicata su ACS Nano.



