Adelmo Fornaciari, in arte Zucchero, oggi neo settantenne, è molto più del semplice “dududu” della sua Donne. Nato a Roncocesi il 25 settembre 1955, la sua vita è un intreccio di successi musicali, collaborazioni internazionali e momenti di profonda sofferenza. Così, mentre stasera Zucchero festeggerà in concerto all’Arena di Verona, vi raccontiamo qui il percorso artistico di questo amatissimo cantautore italiano e gli aspetti più personali della sua vita.
L’infanzia a Roncocesi (Reggio Emilia), descritta come un “piccolo mondo alla Guareschi”, ha lasciato un segno indelebile nella memoria di Zucchero. Il trasferimento a Forte dei Marmi con il resto della famiglia quando aveva 11 anni si rivelò uno sradicamento doloroso, segnato dal bullismo e dalla difficoltà di adattamento. La musica divenne presto un rifugio, un mezzo per esprimere emozioni e trovare la propria strada.
Gli esordi musicali furono una gavetta fatta di band locali e balere, fino alla vittoria al Festival di Castrocaro nel 1981 con il brano Canto te. Nei successivi due anni la partecipazione a Sanremo (con le canzoni Una notte che vola via e Nuvola) non ebbe molto successo. Nel 1985 la sua terza partecipazione, inizialmente deludente, si trasformò in un trampolino di lancio grazie al successo radiofonico di Donne: un brano che, nonostante l’iniziale rifiuto, Zucchero ha recentemente riscoperto e riproposto in una nuova veste.
La fine degli anni ’80 segnò l’esplosione del suo successo internazionale, grazie ad album come Blues e Oro incenso e birra e alle collaborazioni con star del calibro di Miles Davis, Eric Clapton e Sting. Questi incontri, spesso frutto del caso o di circostanze fortuite, hanno contribuito a consolidare la sua fama mondiale.

Mentre la carriera di Zucchero decollava, Adelmo Fornaciari affrontava però un periodo buio segnato dalla separazione e dalla depressione. Ecco come lo racconta al Corriere della Sera:
“Mi ero separato, non per scelta mia, ed ero caduto in depressione. Avevo attacchi di panico: in quei momenti hai la sensazione di morire. Piangevo, stavo come un cane, un inferno. Ne sono uscito dopo 5-6 anni leggendo un libro sul mal di vivere consigliato da un professore universitario, qualche compressa di Prozac e la ristrutturazione di un vecchio mulino in una vallata di Pontremoli dove vivo da allora“.
Oggi Zucchero si definisce un uomo felice, padre di tre figli e legato alla compagna Francesca. La sua sensibilità verso le ingiustizie sociali emerge con forza nelle sue prese di posizione, come la scelta di mostrare la bandiera palestinese durante i suoi concerti e l’appello per un concerto di beneficenza a favore di Gaza: “Non puoi fare un concerto in questo momento e fare finta di nulla. Io soffro“, ha dichiarato in una recente intervista. Questo gesto, seppur considerato controverso da alcuni, testimonia il suo impegno e la sua volontà di usare la musica come strumento di denuncia.
Zucchero quindi non è solo un musicista di successo, ma un uomo complesso e sensibile, la cui storia personale si intreccia con la sua arte, creando un mix unico di blues, emozioni e impegno sociale.



