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Home » Spettacolo » Chi è Tilly Norwood, l’attrice che non esiste e che fa tremare Hollywood (e il futuro del cinema)

Chi è Tilly Norwood, l’attrice che non esiste e che fa tremare Hollywood (e il futuro del cinema)

Tilly Norwood, la prima attrice AI, sconvolge Hollywood. Star e sindacati temono per il futuro del cinema e della recitazione umana.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene30 Settembre 2025
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L'attrice AI Tilly Norwood
L'attrice AI Tilly Norwood (fonte: Tillynorwood.com)

Il nome di Tilly Norwood è sulla bocca di tutti a Hollywood, ma c’è un dettaglio sorprendente: Tilly Norwood non esiste. È la prima attrice realizzata con l’intelligenza artificiale e interamente generata da algoritmi, e la sua presentazione ufficiale ha scatenato un vero e proprio terremoto nell’industria cinematografica, dividendo star, agenti e produttori tra entusiasmo per le nuove possibilità e un profondo timore per il futuro del mestiere.

Creata da Xicoia, una nuova costola della compagnia Particle6 Productions Ltd. fondata dall’attrice e comica Eline Van der Velden, Tilly è stata concepita per replicare ogni aspetto di un’interprete reale: dal volto alla voce, dalla personalità alle capacità recitative, con tanto di sito professionale e profili social. A differenza dei semplici avatar statici, i personaggi AI di Xicoia sono sviluppati con storie complete, voci distinte, archi narrativi in evoluzione e personalità pienamente realizzate. Possono intrattenere conversazioni non sceneggiate, recitare monologhi, rispondere alle tendenze in tempo reale e adattare il tono e i riferimenti per soddisfare il pubblico specifico di ogni piattaforma. La sua intera persona è proprietà intellettuale di Particle6.

L’ambizione dietro Tilly Norwood è chiara e audace. Eline Van der Velden ha dichiarato apertamente di voler fare di Tilly la “prossima Scarlett Johansson o Natalie Portman”, presentandola come la “star della prossima generazione” allo Zurich Summit. I vantaggi per gli studi sono evidenti: attori che non invecchiano, non muoiono, non hanno pretese sul set, non necessitano di truccatori, costumisti o cestini per il pranzo, e non discutono la sceneggiatura. Questo si traduce in una drastica riduzione dei costi e in “immense possibilità creative”, permettendo la realizzazione di progetti altrimenti proibitivi, come film in costume o la riproposizione di star leggendarie sul grande schermo nella loro versione più giovane o attuale.

Ma la reazione di Hollywood è stata tutt’altro che unanime. L’annuncio, sebbene inizialmente accolto con scetticismo, si è rapidamente trasformato in indignazione. Numerose celebrità hanno espresso il loro sdegno sui social media e in interviste. Melissa Barrera, volto della saga Scream, ha invitato gli attori a lasciare le agenzie che rappresenteranno talenti AI, definendo la situazione “uno schifo”. Kiersey Clemons ha chiesto la pubblicazione dei nomi delle agenzie interessate al progetto, mentre Nicholas Alexander Chavez ha liquidato Tilly con un secco “Non è un’attrice, in realtà”.

L’attrice Jenna Leigh Green ha chiamato in causa direttamente il sindacato SAG-AFTRA, protagonista di recenti scioperi proprio contro l’uso non regolamentato dell’intelligenza artificiale nell’industria. Molti attori hanno usato l’ironia come valvola di sfogo, raccontando aneddoti fittizi di Tilly sul set per evidenziare l’assurdità della situazione. Toni Collette ha reagito con un’emoji urlante, e Ralph Ineson con un inequivocabile “F*** you””. Mara Wilson ha sollevato una questione etica cruciale: “E le centinaia di giovani donne reali i cui volti sono stati usati per comporla? Non potevate assumerne una di loro?”.

 

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La reazione più forte è arrivata da Emily Blunt, una delle star più famose a essersi espressa sulla questione. Durante la registrazione di un podcast, alla notizia di Tilly, l’attrice si è detta “visibilmente turbata” e ha esclamato: “Sono delusa? Non so bene come rispondere, se non dicendo quanto questo sia terrificante. No, ma siete seri? Quella è un’AI? Signore, siamo fregati. È davvero, davvero spaventoso”. Si è poi rivolta alle agenzie: “Non fatelo. Per favore smettete. Per favore smettete di portarci via la connessione umana”. Quando le è stato spiegato che Tilly è pensata per diventare “la nuova Scarlett Johansson”, Blunt ha ribattuto: “Ma abbiamo già Scarlett Johansson”.

Eline Van der Velden ha poi cercato di chiarire la sua posizione, definendo Tilly “non la sostituta di un essere umano, ma un’opera creativa – un pezzo d’arte”. Ha paragonato l’AI ad altre forme di innovazione come animazione, marionette e CGI, nate per ampliare le possibilità di espressione senza togliere nulla alla recitazione dal vivo vera e propria. “Spero che possiamo accogliere l’AI come un altro modo di esprimerci, accanto a teatro, cinema, pittura, musica e innumerevoli altri”, ha dichiarato.

Il caso di Tilly Norwood evidenzia una frontiera in rapida evoluzione tra creatività e tecnologia, che Hollywood fatica ad accettare. Da un lato, gli studi intravedono nelle “star digitali” nuove possibilità narrative e una gestione più economica dei progetti; dall’altro, gli attori temono un’erosione del loro mestiere e della componente umana che rende vivo il cinema.

Questa continua confusione tra realtà e tecnologia solleva interrogativi profondi sulla “morte della verità” e sulle sue conseguenze civili, politiche e antropologiche. Il futuro del cinema è a un bivio, e la battaglia per definire il ruolo dell’intelligenza artificiale nell’arte è solo all’inizio. Se l’industria non troverà regole chiare e un equilibrio tra sperimentazione e tutela, quella che oggi è una provocazione potrebbe presto diventare una rivoluzione capace di riscrivere per sempre il concetto stesso di “divo”.

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