Una nuova pagina si apre nella gestione finanziaria della Santa Sede. Con il documento intitolato “Coniuncta Cura”, Papa Leone XIV ha disposto una riforma significativa che ridefinisce i poteri e le competenze dello Ior, l’Istituto per le Opere di Religione, comunemente noto come banca vaticana. La decisione segna un punto di svolta nella gestione degli investimenti finanziari vaticani, introducendo il principio della corresponsabilità tra diverse istituzioni curiali.
Il documento pontificio stabilisce che d’ora in poi l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, conosciuta come Apsa, potrà gestire direttamente gli investimenti finanziari della Santa Sede, senza dover necessariamente passare attraverso lo Ior. La banca vaticana perde così quella che era una sua prerogativa esclusiva, mantenuta per decenni.
Questa formulazione apre la porta a una gestione più flessibile e diversificata del patrimonio vaticano.
La parola chiave dell’intera riforma è corresponsabilità, un principio già introdotto da Papa Francesco nella Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium del 19 marzo 2022. Leone XIV spiega che questa responsabilità condivisa deve riguardare anche le istituzioni curiali che si occupano di investimenti finanziari, rendendo necessario “consolidare le disposizioni succedutesi nel tempo” e definire con precisione “i ruoli e le competenze di ciascuna istituzione”.

La decisione non è stata presa in modo isolato. Il Papa ha consultato il Consiglio per l’Economia, che ha approvato all’unanimità le raccomandazioni alla base della riforma, oltre a numerosi esperti in materia finanziaria. Questo approccio collegiale riflette la volontà di rendere la gestione economica vaticana più trasparente e sottoposta a controlli incrociati.
Il provvedimento si inserisce in un percorso di normalizzazione dello Ior iniziato durante il pontificato di Francesco. La banca vaticana, nel corso della sua storia, è stata più volte al centro di scandali finanziari – due su tutti, l’affaire Sindona e il crac del Banco Ambrosiano – che ne hanno minato la credibilità. Francesco aveva già avviato una pulizia radicale, chiudendo migliaia di conti correnti aperti nel corso degli anni a beneficio di soggetti esterni, spesso legati da rapporti personali con membri della Curia.
L’obiettivo di Francesco, che Leone XIV prosegue con questa riforma, era riportare lo Ior alla sua ispirazione originaria: provvedere alla custodia e amministrazione di beni destinati a opere di religione o di carità. La gestione finanziaria doveva tornare a essere un mezzo, non un fine, al servizio della missione evangelica della Chiesa.
La riforma arriva in un momento in cui il Vaticano ha già fatto passi significativi nella pulizia dei propri affari finanziari. Recentemente è stata chiusa la controversa operazione di Sloane Avenue a Londra, che aveva causato perdite milionarie e procedimenti giudiziari. Lo Ior stesso, negli ultimi anni, ha registrato bilanci positivi, distribuendo dividendi significativi alla Santa Sede, segno che il processo di risanamento ha prodotto risultati concreti.
Resta da vedere come questa riforma verrà applicata concretamente nei prossimi mesi e quali saranno le conseguenze operative sulla gestione quotidiana del patrimonio vaticano. Quello che appare certo è che l’epoca in cui lo Ior operava come entità sostanzialmente autonoma e al di fuori di controlli stringenti appartiene definitivamente al passato.



