New York è nel bel mezzo di una campagna elettorale per nominare il nuovo sindaco. Un test politico non da poco visto che il candidato democratico Zohran Mamdani sembra in rampa di lancio, spaventando e non poco sia i repubblicani che l’ala più moderata dei democratici (è fieramente socialista). Non stupisce quindi che la stampa estera voglia saperne di più di questo politico. Con conseguenze molto particolari. Qualche giorno fa un giornalista britannico ha contattato via email l’ex sindaco di NY Bill de Blasio (o almeno, lo credeva) per un’intervista. Il problema è che il rappresentante del Times of London ha scritto a Bill DeBlasio (con la D maiuscola attaccata), un importatore di vini di 59 anni di Long Island, invece dell’ex sindaco Bill de Blasio (con la d minuscola staccata). DeBlasio ha ricevuto email per oltre un decennio destinate all’ex sindaco, spesso piene di insulti e odio.
Questa volta, però, invece di ignorare il messaggio, ha deciso di rispondere usando ChatGPT per comporre una critica ai piani fiscali di Mamdani, il candidato socialista democratico alle elezioni per sindaco di New York. “L’ho fatto per scherzo”, ha spiegato DeBlasio. “Non pensavo che sarebbe finito stampato”.
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Ecco il punto chiave: DeBlasio ha fatto ricerche sulle proposte di Mamdani, ha scritto i suoi pensieri e poi ha usato ChatGPT per “rifinire” il testo. Il risultato? Una risposta così convincente che il giornale l’ha pubblicata come se fosse davvero l’opinione dell’ex sindaco.
Il Times of London ha pubblicato l’articolo con dichiarazioni come “i costi stimati – oltre 7 miliardi di dollari all’anno – si basano su ipotesi ottimistiche” e “secondo me, i calcoli non reggono”. Tutte parole generate con l’aiuto dell’IA, non dell’ex sindaco.
Quando il vero Bill de Blasio (l’ex sindaco) ha scoperto l’articolo sui social, è esploso: “Voglio essere chiaro al 100%: la storia del Times of London è completamente falsa e inventata. Non ho mai parlato con quel giornalista”. Il giornale ha cancellato l’articolo e si è scusato.
Un editor del Times, Ian Brunskill, ha inviato un’email interna definendo l’episodio “umiliante” e ammettendo che ha causato “gravi danni alla nostra reputazione”. Ha aggiunto che c’erano segnali d’allarme: un personaggio pubblico che esprime opinioni totalmente opposte alle sue posizioni storiche, usando un account Gmail personale.
Questa storia non è un caso isolato. Secondo quanto riportato, almeno sei testate giornalistiche hanno cancellato nell’ultimo anno articoli firmati da “Margaux Blanchard”, una giornalista che probabilmente non è mai esistita – solo un’invenzione dell’IA che è riuscita a pubblicare su Wired, Business Insider e altre testate importanti.
Il problema è che l’intelligenza artificiale rende incredibilmente facile ingannare. Prima, impostori e bugiardi dovevano impegnarsi. Oggi basta un prompt, una semplice riga di testo, per creare contenuti credibili. E gli strumenti per rilevare se qualcosa è scritto dall’IA? Non funzionano bene.
Il vero Bill DeBlasio, quello dell’importazione vini, non si vede come un impostore: “Sono Bill DeBlasio da 59 anni. Mio padre è Bill DeBlasio da 85 anni. Mio figlio è Bill DeBlasio da 30 anni. È il nostro nome”. Ha anche rivelato di aver incontrato l’ex sindaco una volta a una partita dei New York Mets, dove le guardie di sicurezza gli hanno chiesto se volesse “incontrare il vero Bill de Blasio”.
La morale? In un’epoca in cui chiunque può usare l’IA per sembrare credibile, verificare le fonti non è mai stato così importante. E forse, prima di pubblicare un’intervista, una telefonata non farebbe male.



