Si è spento a Torino il professor Pierluigi Baima Bollone, medico legale di fama internazionale e una delle figure più autorevoli nel campo degli studi sulla Sindone. Nato nel capoluogo piemontese il 23 aprile 1937, fino ad aprile scorso godeva di buona salute e continuava la sua instancabile attività divulgativa. Un lento declino fisico lo ha poi costretto al silenzio, fino alla scomparsa avvenuta il 5 novembre.
Professore ordinario di Medicina legale all’Università di Torino dal 1972, Baima Bollone ha formato generazioni di studenti, magistrati e investigatori. Il suo Manuale di Medicina legale rimane tuttora un punto di riferimento accademico.
L’incontro con la Sindone avvenne quasi per caso nel 1976, quando don Piero Coero Borga, rettore della Confraternita del Santo Sudario di Torino e segretario del Centro internazionale di sindonologia, gli chiese un parere tecnico sulle tracce ematiche presenti sul telo. “In quegli anni mi occupavo di ricerca di tracce ematiche a Medicina legale”, raccontava lo stesso professore, “risposi con una lettera nella quale dettagliavo ciò che avrei fatto per capire l’origine delle tracce ematiche del telo”. Quella lettera divenne parte di un libro, e Baima Bollone si trovò, quasi a sua insaputa, annoverato tra gli esperti di Sindone.
La svolta vera arrivò nel 1978, quando partecipò alle prime analisi scientifiche approfondite sul Sacro Lino. Fu tra i pochissimi studiosi autorizzati a prelevare campioni microscopici del tessuto. Le sue scoperte furono straordinarie: identificò sangue umano di gruppo AB, rilevò tracce di aloe e mirra, e raccolse indizi compatibili con un’origine nel primo secolo dopo Cristo. “Questo è il lenzuolo con cui è stato avvolto Gesù Cristo duemila anni fa”, affermava con convinzione, “lo direi anche se fossi ateo”, spiegò poi a Famiglia Cristiana.
Le conclusioni di Baima Bollone si trovarono però in netto contrasto con le datazioni al radiocarbonio effettuate nel 1988, che collocavano la Sindone nel periodo medievale. Questo contrasto accese un dibattito internazionale che ancora oggi divide la comunità scientifica. Negli anni Ottanta il microscopista Walter McCrone contestò apertamente i suoi risultati, sostenendo che si trattasse di pigmenti pittorici e non di sangue vero.
Baima Bollone, pur ammettendo in seguito alcune revisioni metodologiche, difese sempre la coerenza scientifica dei propri dati, convinto dell’autenticità del telo. “Per la scienza la questione è aperta”, dichiarava, “ma l’autenticità del Lino è ipotesi fondata e plausibile”. La sua posizione non era fideistica, ma basata su rigorosi riscontri di laboratorio e su un approccio interdisciplinare.
“La scienza può interrogare la fede, ma non sostituirla”, amava ripetere, sintetizzando in questa frase il senso profondo della sua ricerca.



