Se amate le Funko Pop, le bamboline da collezione che per più di dieci anni hanno conquistato il cuore di milioni di fan in tutto il mondo, diventando un vero e proprio simbolo della passione per la cultura pop, questa notizia potrebbe mettervi in crisi. Questa fabbrica di sogni, infatti, sta affrontando una tempesta che potrebbe cambiarne il destino. Secondo un documento ufficiale che Funko ha consegnato alla Securities and Exchange Commission, l’ente americano che vigila sulle aziende quotate in borsa, l’azienda ammette di avere “dubbi sostanziali” sulla possibilità di continuare a lavorare normalmente nei prossimi dodici mesi. In parole povere, Funko sta lottando per mantenere le luci accese e i macchinari in funzione.
Senza soldi freschi o un colpo di scena strategico, come una fusione con un’altra compagnia, potrebbe non farcela. È un campanello d’allarme che ha fatto tremare i collezionisti e gli esperti del settore. Ma perché siamo arrivati a questo punto? I numeri parlano da soli, e non sono per niente incoraggianti. Nel terzo trimestre di quest’anno, le vendite in tutto il mondo sono precipitate del 14,3% rispetto allo stesso periodo del 2024, fermandosi a circa 250,9 milioni di dollari.
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Ancora peggio negli Stati Uniti, il mercato principale per Funko: qui il calo è stato del 20,1%, un vero e proprio tuffo nel vuoto. L’azienda ha chiuso il trimestre con una perdita netta di quasi un milione di dollari, un contrasto netto con i profitti di otto virgola nove milioni raccolti nello stesso periodo dell’anno scorso. Immaginate una montagna che si sgretola piano piano: è quello che sta succedendo alle finanze di Funko, schiacciata da debiti che superano i 250 milioni di dollari e da prestiti che hanno già richiesto due modifiche d’emergenza nel 2025 per non saltare le scadenze.
E i motivi? Ce ne sono diversi, intrecciati come i fili di una trama avventurosa. Primo fra tutti, un “ambiente retail complicato” negli USA, come lo definisce l’azienda. I grandi negozi e le catene di distribuzione – pensate a posti come GameStop o Walmart – hanno iniziato a ordinare meno merce, a riempire gli scaffali con più lentezza e, in certi casi, a cancellare acquisti già confermati. Perché? I rivenditori stanno cercando di ridurre le scorte per non rischiare di ritrovarsi con magazzini pieni e vendite lente, in un momento in cui i consumatori spendono con più cautela.
A questo si aggiunge il peso delle tariffe doganali americane, quelle tasse extra sulle importazioni che colpiscono i prodotti Funko, in gran parte fabbricati all’estero. Per coprirle, l’azienda ha dovuto alzare i prezzi di alcune statuine, rendendole meno attraenti per i portafogli dei fan. E attenzione: queste tariffe sono al centro di una battaglia legale davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti, dove si discute se siano davvero valide o no. Un esito positivo potrebbe alleggerire il fardello, ma per ora è solo un’incognita.
La speranza? Il merchandise legato a “KPop Demon Hunters”, la serie Netflix che mescola musica K-pop e avventure demoniache, un fenomeno globale che potrebbe attirare orde di nuovi collezionisti. Inoltre, l’azienda ha lanciato “Pop! Yourself” in Europa, un servizio per creare Funko Pop personalizzate con il tuo volto o quello dei tuoi amici – un’idea carina che potrebbe rilanciare le vendite nel quarto trimestre, con un piccolo aumento previsto rispetto al trimestre precedente. Ma questi successi sono come cerotti su una ferita profonda: non bastano a fermare l’emorragia. Ora, Funko sa che deve correre ai ripari.



