Si è spento nella notte di martedì 11 novembre, a soli 59 anni, Alberto Bertone, fondatore e amministratore delegato di Acqua Sant’Anna. Una malattia scoperta per caso mesi fa ha stroncato la vita di uno degli ultimi self-made man italiani, capace di trasformare una fonte montana in Valle Stura nel primo gruppo di acque minerali d’Italia.
Nato a Moncalieri nel 1966, laureato in Scienze politiche a indirizzo economico con un Master al Politecnico di Milano, Bertone aveva trascorsi come attaccante nelle giovanili della Juventus. “Dal ginocchio fragile“, raccontava lui stesso, abbandonò presto il sogno del calcio per costruire la sua impresa, lontano dagli interessi della famiglia d’origine attiva nell’edilizia civile e industriale.
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L’avventura imprenditoriale iniziò nel 1996, quando Bertone scoprì le fonti di Vinadio, un comune di neanche 500 anime tra le Alpi Marittime, in Valle Stura. Qui, nelle terre alte cuneesi, aveva individuato un’opportunità che avrebbe rivoluzionato il mercato italiano delle acque minerali.
La sua visione si basava su due pilastri fondamentali: tecnologia ed economia di scala. “Venite a visitare il mio stabilimento, sembra un’astronave di Star Trek: tutto automatizzato dai robot, pulito, efficiente“, spiegava orgoglioso. “Poi andate a vedere gli altri impianti, e scoprirete perché diventerò il numero uno“.
Sant’Anna è cresciuta fino a diventare un colosso da oltre 350 milioni di euro di fatturato, con una capacità produttiva di circa 2 miliardi di bottiglie l’anno e una quota di mercato del 13-14 per cento, restando sempre cento per cento italiana e a controllo familiare, con la famiglia Bertone al 57,5 per cento.
Nel 2020 Bertone era stato inserito tra i 10 top manager di BusinessPerson of the Year nella categoria Food stilata dal magazine Fortune. Era stato consigliere superiore della Banca d’Italia e consigliere della Fondazione Crt, ruoli che testimoniano il suo peso nel tessuto economico nazionale.
La vita privata di Alberto Bertone è stata segnata da tragici lutti familiari. Nel 2008, in un incidente stradale a Marene, morì il padre Giuseppe, a lungo attivo nell’edilizia. Nell’aprile 2016 perse improvvisamente la moglie Roberta Ruffino, stroncata da un malore a soli 40 anni, madre del loro bambino di pochi mesi. Nel novembre 2018 morì anche la moglie del fratello Fabrizio, l’architetto Cristina Menegozzo, autrice del design della prima bottiglia Sant’Anna.
Lascia i due figli Filippo e Camilla e il fratello Fabrizio.



