La Società italiana di Pediatria torna a occuparsi del rapporto tra infanzia e tecnologia con raccomandazioni più stringenti che mai, presentate al Senato in occasione degli Stati Generali della Pediatria 2025 dedicati al tema del bambino digitale. Dopo le prime linee guida del 2018 e 2019, la Sip ha condotto una nuova revisione sistematica della letteratura internazionale, analizzando oltre 6800 studi scientifici e includendone 78 nell’analisi finale. Il risultato è un quadro allarmante che documenta come l’uso eccessivo di smartphone, tablet e dispositivi digitali influenzi negativamente la salute fisica, cognitiva, mentale e relazionale dei più giovani.
Secondo il presidente Rino Agostiniani, “l’esperienza della pandemia da Covid-19 ha aumentato in modo significativo l’esposizione dei minori agli schermi con un tempo medio giornaliero cresciuto di 4–6 ore, raddoppiato rispetto ai livelli pre-pandemici. Questo cambiamento ha reso ancora più necessario un aggiornamento delle precedenti raccomandazioni”.
Gli studi più recenti mostrano quanto concreti siano i rischi già dalla prima infanzia. Bastano 30 minuti in più al giorno di uso dei dispositivi digitali per raddoppiare il rischio di ritardo del linguaggio nei bambini sotto i 2 anni. Ogni ora aggiuntiva di schermi riduce il sonno di circa 15 minuti nei bambini tra 3 e 5 anni. Oltre 50 minuti al giorno di esposizione si associano a un maggior rischio di ipertensione pediatrica e, già tra i 3 e i 6 anni, a quello di sovrappeso.
Le nuove raccomandazioni elaborate da pediatri, psicologi ed esperti sono radicali. La Sip alza a 13 anni l’età consigliata per il possesso di uno smartphone personale e per l’accesso autonomo a internet, proprio per i rischi legati all’esposizione a contenuti inappropriati e per prevenire conseguenze sullo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale. L’indicazione è di ritardare il più possibile anche l’uso dei social media, pur quando consentiti per legge.
Tra le altre raccomandazioni: evitare l’uso dei dispositivi durante i pasti, prima di andare a dormire e in camera da letto. Il contraltare positivo consiste nell’incentivare attività all’aperto, sport, lettura e gioco creativo, mantenendo supervisione, dialogo e strumenti di controllo costanti in tutte le fasce d’età. Come sottolinea Elena Bozzola, coordinatrice della Commissione Dipendenze Digitali Sip, persino quando escono insieme i ragazzi stanno attaccati al telefono piuttosto che parlare tra di loro.
Vengono confermate anche le raccomandazioni precedenti: niente dispositivi sotto i due anni, limitarli a meno di un’ora al giorno tra i 2 e i 5 anni e a meno di due ore dopo i 5 anni, sempre sotto il controllo di un adulto. I pediatri sono invitati a informarsi sempre sulle abitudini digitali dei bambini e a fare domande specifiche ai genitori durante le visite.
Il dato che più colpisce riguarda le modifiche cerebrali documentate negli studi di neuroimaging. Nei bambini di 3-5 anni che trascorrevano molto tempo sui dispositivi digitali sono state osservate alterazioni nelle aree cerebrali legate all’attenzione e alla comprensione. In particolare, la corteccia cerebrale mostra uno spessore minore nelle aree connesse al linguaggio, all’attenzione e alla memoria, segno di uno sviluppo meno maturo di queste funzioni cruciali.

Come spiega Bozzola, il dato è inquietante perché una modifica della struttura cerebrale non è evidente quanto una difficoltà di linguaggio o di calcolo presentata dal bambino, ma può condizionare memoria e alfabetizzazione in modo permanente. Nei primi anni di vita il cervello dei bambini si sviluppa attraverso esperienze reali, gioco, relazione e linguaggio, e l’uso precoce e prolungato di dispositivi digitali può interferire con questi processi fondamentali.
Il sonno rappresenta un altro ambito critico: usare smartphone e tablet, soprattutto la sera, è uno dei principali fattori associati a disturbi del sonno nei bambini e negli adolescenti. Negli adolescenti l’89% dorme con lo smartphone acceso in camera, con conseguente addormentamento tardivo, sonno frammentato e stanchezza diurna. Il sonno disturbato influisce negativamente su memoria, attenzione e rendimento scolastico.
Anche la vista ne risente pesantemente: stare a lungo sui dispositivi compromette la salute visiva favorendo affaticamento, secchezza e irritazione oculare, oltre a un aumentato rischio di miopia precoce e strabismo accomodativo nei più piccoli. L’esposizione prolungata riduce la frequenza di ammiccamento, mentre la scarsa esposizione alla luce naturale aggrava ulteriormente la situazione.
Sul piano psicologico, emergono preoccupazioni altrettanto serie. Un uso intensivo dei dispositivi è correlato ad ansia, sintomi depressivi e minore autostima, con le adolescenti particolarmente vulnerabili agli effetti della comparazione sociale e alla cosiddetta Fear of Missing Out, la paura di essere escluse. Si sviluppano vere e proprie dipendenze digitali: la prevalenza dell’internet gaming disorder varia dall’1,7% al 10,7%, mentre l’uso problematico dello smartphone riguarda fino al 20% dei giovani, con alterazioni cerebrali simili a quelle osservate nelle dipendenze da nicotina.
Come sottolinea Agostiniani, l’età pediatrica è una fase di straordinaria vulnerabilità e crescita in cui il cervello continua a formarsi e riorganizzarsi. Una stimolazione digitale precoce e prolungata può alterare attenzione, apprendimento e regolazione emotiva. Posticipare l’accesso autonomo a internet e l’età del primo smartphone almeno fino ai 13 anni rappresenta invece un investimento in salute, equilibrio e relazioni.
Il messaggio dei pediatri è chiaro: dobbiamo restituire ai bambini tempo per annoiarsi, per muoversi, per giocare e per dormire. La presenza e l’esempio degli adulti restano la prima forma di prevenzione digitale. “Ogni ora passata davanti a uno schermo è un’ora sottratta al gioco, allo sport, alla creatività. Non serve demonizzare la tecnologia, ma insegnare a usarla con misura e consapevolezza”, conclude la Bozzola.



