Il vortice polare, l’enorme corrente di venti che ruota sopra il Polo Nord in stratosfera durante l’inverno, ha raggiunto nelle scorse ore un record che non si vedeva da oltre quattro decenni. I valori del vento a 10 hPa, a circa 31mila metri di altitudine, sono scesi fino a 0,3 metri al secondo: si tratta del livello più basso mai osservato negli ultimi 45 anni per questo periodo dell’anno.
Questo dato significa che il vortice sta ruotando molto più lentamente del normale per fine novembre. Un fenomeno che potrebbe far pensare a un imminente arrivo di freddo intenso e neve anche alle basse latitudini, ma la realtà è più complessa di quanto sembri.
Un vortice polare debole e disturbato può infatti permettere alle masse d’aria gelida di muoversi verso sud, raggiungendo il cuore dell’Europa e potenzialmente il Mediterraneo. Tuttavia, non sempre questa debolezza si traduce in conseguenze dirette sul nostro clima. Dipende dal tipo di disturbo che colpisce il vortice e, soprattutto, se questo disturbo riesce a influenzare gli strati atmosferici più bassi, quelli dove effettivamente si forma il tempo che viviamo quotidianamente.
L’indebolimento attuale è stato causato da un riscaldamento precoce della stratosfera sul lato canadese del Polo Nord e da un’onda atmosferica che ha spinto il vortice fuori dal suo centro abituale, inclinandolo verso la Siberia. Eventi così precoci sono rari nella storia delle osservazioni meteorologiche e risultano difficili da confrontare con episodi precedenti.

In questo momento specifico, il disturbo del vortice polare non sta influenzando gli strati atmosferici dove si forma il nostro tempo. Il freddo, quindi, non viene liberato verso l’Europa. Le masse d’aria gelida stanno invece interessando il Nord America, dove sono previste irruzioni fredde significative con nevicate abbondanti e temperature ben al di sotto dello zero.
Il freddo che ha colpito l’Italia nei giorni precedenti, con temperature sotto zero e neve in pianura al Nord, non dipende dal vortice polare ma da una ondulazione interna della corrente a getto, un fenomeno atmosferico distinto.
Molti disturbi precoci come quello attuale restano confinati negli strati superiori dell’atmosfera e non modificano la circolazione meteorologica europea, anche se possono aumentare la probabilità di irruzioni fredde su altri continenti. Per questo motivo, valori molto bassi del vento stratosferico non indicano necessariamente che sia in atto un Major Sudden Stratospheric Warming, né che il gelo sia destinato a diffondersi verso il nostro continente.
La sola debolezza del vortice non basta per portare il freddo in Europa: conta come si è indebolito. Nel caso attuale, l’energia atmosferica è stata in gran parte riflessa verso il basso, impedendo al segnale di scendere agli strati dove si formano le perturbazioni. Questo tipo di dinamica, secondo gli esperti meteorologi, porta spesso a un rafforzamento del vortice nelle settimane successive.
Per il momento, quindi, sembrano scongiurate altre ondate gelide simili a quella appena conclusa. Anche se la circolazione atmosferica sull’Italia resta fredda, i modelli matematici non prevedono al momento irruzioni d’aria artica. Nei prossimi giorni un vortice ciclonico si isolerà sui nostri mari, riportando piogge e nevicate in montagna, ma senza il freddo intenso che caratterizzerebbe un’irruzione polare diretta.
L’inverno meteorologico inizierà il primo dicembre, quello astronomico il 21 dicembre. Le strade per il freddo intenso in Italia sono molteplici: non solo dal Nord attraverso il vortice polare, ma anche da Est, dalla Russia attraverso i Balcani, una dinamica che storicamente ha portato alcune delle ondate di gelo più significative sul nostro territorio. L’anticiclone, al momento, non sembra intenzionato a proteggere stabilmente il Mediterraneo, lasciando spazio a una circolazione perturbata ma non necessariamente gelida.
