Un’operazione di polizia su larga scala è scattata all’alba di mercoledì 18 dicembre a Torino, con le forze dell’ordine che hanno fatto irruzione nella sede del centro sociale Askatasuna (parola in lingua basca che vuol dire libertà), situato in corso Regina Margherita 47. La Digos della questura torinese, supportata dai reparti mobili della polizia e dei carabinieri, ha dato il via a una serie di perquisizioni che hanno interessato non solo lo storico edificio occupato dal 1996, ma anche diverse abitazioni private.
Le perquisizioni hanno riguardato militanti riconducibili al centro sociale e appartenenti a collettivi studenteschi della città. L’operazione si è svolta con un ingente dispiegamento di forze: camionette, mezzi blindati e idranti sono stati posizionati davanti all’Askatasuna e nelle vie limitrofe, bloccando l’accesso alla zona. La presenza massiccia delle forze dell’ordine ha immediatamente attirato l’attenzione di attivisti e simpatizzanti, che si sono radunati davanti all’edificio per manifestare solidarietà, venendo però tenuti a distanza dai cordoni di sicurezza.
Secondo quanto emerso, l’operazione della Digos sarebbe direttamente collegata all’inchiesta sugli assalti avvenuti nei mesi scorsi durante manifestazioni a sostegno della Palestina. Gli episodi sotto indagine includono l’irruzione alle Ogr di Torino, l’assalto alla sede della Leonardo di corso Francia e, in particolare, l’attacco alla redazione del quotidiano La Stampa in via Lugaro, avvenuto lo scorso 29 novembre durante lo sciopero generale.
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Il centro sociale Askatasuna, da circa un anno, è al centro di un progetto sui beni comuni che aveva suscitato dibattito nella città. L’edificio rappresenta uno dei luoghi simbolo dell’antagonismo torinese, occupato ininterrottamente dalla metà degli anni Novanta e punto di riferimento per diverse realtà della sinistra radicale e dei movimenti sociali.
Sui social network, gli antagonisti hanno lanciato appelli chiedendo sostegno: “Ingente dispiegamento di mezzi di polizia, camionette e idranti sotto l’Aska e a bloccare le vie limitrofe. Ancora non è chiara l’entità dell’operazione, chi può ci raggiunga”, hanno scritto nelle prime ore del blitz. L’operazione è proseguita per diverse ore, mentre gli investigatori hanno cercato elementi utili all’inchiesta nelle abitazioni dei militanti perquisiti.
L’assalto alla sede de La Stampa aveva suscitato ampia condanna nel mondo politico e giornalistico, con diversi esponenti istituzionali che avevano chiesto una risposta ferma delle autorità. L’episodio aveva visto un gruppo di manifestanti fare irruzione negli uffici del quotidiano torinese, causando danni e momenti di tensione con i giornalisti presenti. Nelle settimane successive all’accaduto, erano emerse polemiche anche per alcune dichiarazioni rilasciate in merito all’episodio.
Le autorità non hanno ancora reso note le specifiche ipotesi di reato contestate né l’eventuale emissione di provvedimenti nei confronti delle persone perquisite. L’inchiesta della Procura di Torino prosegue per ricostruire dinamiche e responsabilità degli assalti avvenuti nel capoluogo piemontese durante le manifestazioni pro Palestina degli ultimi mesi.



