James Ransone, attore statunitense noto soprattutto per l’iconico ruolo di Ziggy Sobotka nella seconda stagione di The Wire è morto venerdì 19 dicembre 2025 a Los Angeles all’età di 46 anni.
Secondo quanto riferito dal medico legale della contea di Los Angeles, la causa del decesso è stata indicata come suicidio per impiccagione. Il corpo dell’attore è stato trovato in un capanno. I registri ufficiali hanno confermato che il corpo è pronto per essere consegnato alle autorità competenti.
Nato a Baltimora il 2 giugno 1979, James Ransone ha debuttato nel mondo dello spettacolo all’inizio degli anni 2000, ma è esploso grazie al personaggio di Chester “Ziggy” Sobotka in The Wire, la serie HBO acclamata dalla critica andata in onda dal 2002 al 2008. Ransone ha partecipato a un totale di 12 episodi, interpretando un operaio portuale impulsivo e tormentato.

Nel corso della sua carriera televisiva ha lavorato in numerose produzioni di prestigio come Generation Kill, Treme, Bosch e CSI: Crime Scene Investigation. La sua ultima apparizione sul piccolo schermo risale a giugno 2025, in un episodio della seconda stagione di Poker Face. Ransone ha partecipato a quasi 80 produzioni tra film e serie, spaziando dal dramma al thriller all’horror.
Al cinema, l’attore ha recitato in numerosi film che hanno segnato gli ultimi due decenni. Tra i suoi ruoli più noti si ricordano Prom Night del 2008, Sinister del 2012 e il suo sequel Sinister 2 del 2015, in cui interpretava il vicesceriffo. Nel 2015 ha recitato anche in Tangerine e Mr. Right, mentre nel 2019 ha interpretato Eddie Kaspbrak adulto in It Capitolo due. Tra i suoi lavori più recenti figurano The Black Phone del 2021 e Black Phone 2 del 2025, in cui ha ripreso il ruolo di Max. Ha collaborato anche con registi di calibro come Spike Lee nel remake di Oldboy e in Broken City.
A lungo dipendente dall’eroina, nel 2021 James Ransone si era fatto avanti dichiarandosi pubblicamente sopravvissuto ad abusi sessuali. L’attore aveva accusato il suo ex tutore, Timothy Rualo, di aver abusato di lui ripetutamente nella casa della sua infanzia a Phoenix, nel Maryland, per un periodo di sei mesi nel 1992. Ransone rese pubblica l’accusa pubblicando su Instagram una lunga nota inviata al suo presunto aggressore, dimostrando coraggio nel portare alla luce un trauma del passato.
Era sposato con Jamie McPhee e padre di due figli. La moglie ha annunciato sui social una raccolta fondi a favore della National Alliance on Mental Illness, organizzazione impegnata nella sensibilizzazione e nel supporto sulla salute mentale, invitando a sostenere l’associazione in onore del marito. Spike Lee, con cui aveva collaborato in diversi film, lo ha ricordato come un fratello caro, esprimendo il suo dolore per la perdita.
