Stamattina la Guardia di Finanza ha fatto irruzione negli uffici del Garante per la protezione dei dati personali a Roma, sequestrando documenti, computer e telefoni cellulari. L’operazione rientra in un’indagine della Procura di Roma coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, che vede indagati per peculato e corruzione il presidente Pasquale Stanzione e tutti gli altri membri del Collegio: Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza.
Si tratta di un colpo durissimo per un’istituzione che dovrebbe rappresentare il guardiano della privacy degli italiani. L’inchiesta nasce dalle rivelazioni della trasmissione televisiva Report, che nelle scorse settimane ha sollevato dubbi sulla gestione dell’Autorità.
Al centro dell’indagine ci sarebbero principalmente due questioni. La prima riguarda le spese di rappresentanza sostenute dai vertici del Garante, comprese alcune spese personali del presidente Stanzione che sarebbero state addebitate all’ente pubblico. La seconda questione è ancora più delicata e riguarda una sanzione mai applicata nei confronti di Meta.
Secondo quanto ricostruito da Report, il Garante avrebbe dovuto multare la società di Mark Zuckerberg per violazioni della privacy legate ai Ray-Ban Stories, i primi occhiali intelligenti commercializzati dall’azienda. Gli uffici tecnici dell’Autorità avevano proposto una sanzione da 44 milioni di euro, ma il Collegio avrebbe progressivamente ridotto l’importo fino a farlo scendere a circa 1 milione di euro, per poi non comminare mai la multa a causa della scadenza dei termini.

Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, ha commentato immediatamente la notizia delle perquisizioni: “In seguito ai servizi di Report, la Procura ha aperto un’inchiesta. Al centro ci sarebbero le spese di rappresentanza del Collegio e la mancata sanzione nei confronti di Meta”.
Il programma Rai aveva rivelato che uno dei componenti del Garante, Agostino Ghiglia, si era incontrato con un dirigente di Meta poco prima della discussione collegiale sulla sanzione. Report aveva anche mostrato Ghiglia mentre entrava nella sede di Fratelli d’Italia poche ore prima che il Garante multasse la Rai stessa per la diffusione di un audio privato riguardante l’ex ministro Gennaro Sangiuliano.
Nelle settimane precedenti si era registrato un clima molto teso all’interno dell’Autorità, culminato con le dimissioni del segretario generale Angelo Fanizza lo scorso novembre. Report aveva denunciato presunti tentativi di individuare le fonti interne che avrebbero passato informazioni alla stampa, anche se il Collegio aveva sempre respinto queste accuse.
Il Movimento 5 Stelle ha chiesto immediatamente le dimissioni dell’intero Collegio. “Restare aggrappati alle poltrone è un atto di grave irresponsabilità”, hanno dichiarato i parlamentari pentastellati della commissione di Vigilanza Rai, aggiungendo che “si espone l’istituzione al pubblico ludibrio”.
L’inchiesta solleva interrogativi fondamentali sul funzionamento di un organismo chiamato a vigilare sulla correttezza nell’uso dei dati di milioni di cittadini. Il fatto che l’intero vertice sia indagato per reati così gravi rappresenta un evento senza precedenti per un’autorità che dovrebbe incarnare trasparenza e rigore.
Nelle prossime ore sarà cruciale capire quali elementi emergeranno dall’analisi del materiale sequestrato dalla Guardia di Finanza e quale direzione prenderà l’inchiesta della Procura. Per ora, il Garante della Privacy si trova al centro di una tempesta che rischia di minarne profondamente la credibilità.



