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Home » Attualità » Maturità 2026: ecco cosa cambia, dalle commissioni d’esame ai punti bonus (e cosa succede ora se rifiuti la prova orale)

Maturità 2026: ecco cosa cambia, dalle commissioni d’esame ai punti bonus (e cosa succede ora se rifiuti la prova orale)

Con la riforma divenuta legge il 28 ottobre si torna a parlare di Esame di Maturità (non più di Stato). Ecco tutte le altre novità.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene23 Gennaio 2026
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La preparazione agli esami di Maturità
La preparazione agli esami di Maturità (fonte: Pexels)

Il 2026 segna una svolta storica per l’esame conclusivo della scuola secondaria di secondo grado. Una riforma complessiva ridisegna struttura, nomi e regole di quello che da quest’anno torna ufficialmente a chiamarsi esame di Maturità, abbandonando la denominazione di Esame di Stato utilizzata negli ultimi anni.

I cambiamenti, contenuti nel decreto legge numero 127 del 9 settembre e convertiti in legge il 28 ottobre con l’approvazione definitiva della Camera, coinvolgono ogni aspetto dell’esame: dalle materie oggetto di valutazione alla composizione delle commissioni, dai criteri per l’assegnazione dei bonus al punteggio fino alle modalità di svolgimento del colloquio orale.

Secondo il ministero dell’Istruzione e del Merito, il ritorno alla denominazione Maturità non è solo una scelta lessicale. La parola restituisce l’idea di crescita, responsabilità e sviluppo personale che caratterizza questo passaggio formativo. L’esame diventa simbolo di un percorso che valuta la persona nel suo complesso, non solo le competenze acquisite.

Una delle modifiche più significative riguarda le tempistiche di comunicazione delle materie oggetto d’esame. A differenza del passato, quando l’annuncio avveniva a ridosso delle prove, il Ministero è ora tenuto a comunicare entro e non oltre il 31 gennaio di ogni anno le quattro materie che costituiranno la base del colloquio orale, la materia della seconda prova scritta e le eventuali discipline della terza prova, dove prevista. Questa anticipazione permette agli studenti di organizzare lo studio con maggiore precisione e riduce l’incertezza degli ultimi mesi.

La seconda prova scritta mantiene la sua caratterizzazione per indirizzo di studi, ma viene aggiornata per rispecchiare meglio i programmi dei diversi percorsi formativi. Nei licei classici si tratterà di latino o greco, mentre negli scientifici potrà riguardare matematica, fisica o scienze a seconda dell’indirizzo specifico. Per i licei scientifici in particolare, la prova di matematica integrerà i tradizionali esercizi con quesiti di logica e comprensione del testo, valutando non solo la preparazione tecnica ma anche la capacità di ragionamento critico.

Sul fronte delle commissioni d’esame, la riforma introduce un cambiamento strutturale importante. Il numero dei commissari passa da sette a cinque membri: due commissari esterni, due interni e un presidente esterno. Questa composizione più snella è accompagnata dall’obbligo di una formazione specifica per i membri della commissione, con l’obiettivo di migliorare la qualità e l’omogeneità della valutazione su tutto il territorio nazionale.

Il colloquio orale subisce forse il restyling più profondo. Diventa ancora più interdisciplinare e selettivo concentrandosi, oltre alle 4 materie decise dal Ministero, anche su educazione civica e sui Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento, che cambiano denominazione in Formazione scuola-lavoro. Viene eliminato il materiale iniziale preparato dalla commissione, quella fonte di innesco esterno che per anni aveva rappresentato per molti studenti un elemento di ansia e imprevedibilità. L’esame orale diventa così più coerente con il percorso svolto durante l’anno.

Studenti durante un esame
Studenti durante un esame (fonte: Pixabay)

Per gli studenti che riportano sei decimi in condotta, la prova orale prevede un elaborato critico in materia di cittadinanza attiva e solidale, rafforzando il legame tra responsabilità civica e percorso formativo.

La novità più stringente riguarda però l’obbligatorietà del colloquio. Senza sostenere l’esame orale non si ottiene il diploma. Lo studente che decidesse di rifiutare il colloquio senza una giustificazione valida dovrà ripetere l’intero anno scolastico. Come ha sottolineato il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, chi cerca di aggirare la prova orale andrà incontro alla bocciatura, perché la Maturità è un esame di responsabilità, non soltanto di competenze e conoscenze.

Un’altra modifica significativa interessa i criteri per l’assegnazione dei punti bonus al merito. La soglia si abbassa notevolmente: non più dal punteggio di 97 come in precedenza, ma dal 90 in poi come valutazione finale del percorso scolastico. Questo ampliamento consente a un numero maggiore di studenti di accedere ai crediti aggiuntivi che possono fare la differenza nel voto finale.

Per quanto riguarda la Formazione scuola-lavoro, il Consiglio dei ministri ha stabilito che le convenzioni tra scuole e imprese non potranno più prevedere attività nelle lavorazioni ad elevato rischio per gli studenti. Parallelamente, l’Inail promuoverà nelle scuole campagne informative dedicate alla diffusione della cultura della sicurezza sul lavoro.

La struttura generale dell’esame rimane comunque fedele alla tradizione. Gli studenti affronteranno la prima prova di italiano, con la scelta tra varie tracce, la seconda prova specifica per indirizzo stabilita dal Ministero, e il colloquio orale obbligatorio al termine delle prove scritte. Per ottenere il diploma resta necessario raggiungere almeno il punteggio minimo di 60 crediti, come stabilito dalla normativa vigente.

La riforma della Maturità 2026 rappresenta quindi un intervento organico che tocca tutti gli aspetti dell’esame, con l’obiettivo dichiarato di renderlo più serio, più coerente con i percorsi formativi e più adeguato a valutare non solo le conoscenze, ma la maturità complessiva raggiunta dagli studenti al termine del loro percorso scolastico.

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