Sabato 24 gennaio Bruno Gagliano, performer noto nel panorama drag romano con il nome d’arte KastaDiva, è morto a 40 anni dopo essersi lanciato dal nono piano del palazzo dove viveva nel quartiere Colle Salario a Roma. Una vicina ha dato l’allarme in via dell’Apiro, ma i carabinieri hanno potuto solo constatare il decesso. L’identificazione è arrivata solo ore dopo. Originario di Alcamo, in provincia di Trapani, Gagliano aveva iniziato a esibirsi come drag queen a 17 anni, trasferendosi poi nella capitale dove era diventato una figura di riferimento al Muccassassina, storica serata della comunità queer romana. Nel 2017 aveva vinto il titolo di Miss Drag Queen Lazio e lavorava anche come truccatore professionista e artista del lipsync.
Gli ultimi mesi erano stati particolarmente difficili. Bruno era seguito da una clinica psichiatrica dopo un primo tentativo di suicidio e aveva recentemente perso la madre, che aveva assistito durante una lunga malattia. Questa serie di eventi aveva segnato profondamente il performer, portandolo a un progressivo peggioramento psicologico.
Subito dopo la tragedia, i familiari hanno aperto una raccolta fondi su GoFundMe per coprire le spese legate al rientro della salma da Roma ad Alcamo e alle esequie. Nel messaggio iniziale chiedevano aiuto per permettere a Bruno di “tornare nella sua terra e ricevere l’ultimo saluto dai suoi affetti”. In poche ore sono arrivate donazioni per 11mila euro.
Il problema è nato quando Taffo, l’agenzia di onoranze funebri famosa per i suoi post ironici sui social, è intervenuta pubblicamente sollevando dubbi sulla cifra richiesta. L’azienda ha fatto notare che il tetto della raccolta era passato prima da 7mila a 11mila euro, poi a 20mila, aggiungendo:
“Per trasportare una salma non ci vogliono tutti questi soldi (sapete, ce ne intendiamo). Vorremmo sapere a chi servono visto che Bruno non c’è più“.
Questo intervento ha innescato polemiche e portato alla sospensione temporanea della raccolta fondi.
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I parenti di Bruno hanno risposto pubblicamente spiegando che la cifra di 11mila euro serviva a coprire diverse voci di spesa: trasporto della salma, sepoltura, acquisto del posto al cimitero, lavori murari, tasse comunali e allestimento della camera ardente a Roma dopo l’autopsia, per dare modo a chiunque avesse conosciuto Bruno di salutarlo un’ultima volta.
Sulla questione dell’aumento del tetto massimo, la famiglia ha chiarito di non conoscere il funzionamento di GoFundMe: quando si raggiunge l’obiettivo iniziale, la piattaforma aumenta automaticamente il limite. “Non sapevo che stabilendo un tetto massimo e raggiungendo la somma, automaticamente questa aumentasse, sennò mi sarei premurata di bloccare tutto prima”, hanno scritto.
I familiari hanno inoltre ribadito che le donazioni sono spontanee e hanno promesso di fornire la documentazione di tutte le spese sostenute. Parte dei fondi eventualmente rimasti, hanno aggiunto, sarebbero stati destinati alla comunità LGBTQ+ e alle associazioni che si occupano di tossicodipendenza.



