Il 2026 conferma un aiuto economico fondamentale per le famiglie che si prendono cura degli anziani più fragili. Si chiama Prestazione Universale ed è un contributo che può raggiungere i 1.380 euro mensili. Per accedere a questo finanziamento, che resterà attivo fino al 31 dicembre 2026, non basta l’età. Bisogna rispettare tre requisiti molto rigidi che l’Inps incrocerà per dare il via libera. Il richiedente deve aver compiuto almeno 80 anni, il reddito deve essere molto basso, ovvero l’Isee (ordinario o sociosanitario) non deve superare la soglia dei 6.000 euro. Infine, bisogna essere già titolari dell’indennità di accompagnamento e trovarsi in uno stato di “bisogno assistenziale gravissimo”.
Attenzione: l’invalidità al 100% da sola non basta. L’Inps valuta la gravità attraverso un punteggio (minimo 8 punti) basato sulla capacità di svolgere le azioni quotidiane più semplici, come lavarsi, mangiare o muoversi, e sulla presenza di gravi problemi cognitivi, come demenze senili avanzate. È una misura pensata per chi ha bisogno di un occhio vigile 24 ore su 24.

La cifra di 1.380 euro è in realtà la somma di due “buste paga” distinte, l’indennità di accompagnamento classica (circa 530 euro) e l’assegno di assistenza aggiuntivo (850 euro).
I famosi 850 euro extra hanno però un vincolo preciso: devono essere usati obbligatoriamente per pagare lo stipendio di una badante o di un assistente (regolarmente assunto per almeno 15 ore settimanali) oppure per acquistare servizi da ditte specializzate in assistenza domiciliare. Non possono essere spesi per visite mediche o infermiere, ma solo per la cura della persona e della casa.
La richiesta si fa online sul portale Inps (usando lo SPID o la CIE) oppure tramite un Patronato. Durante la compilazione bisognerà rispondere a un questionario dettagliato sullo stato di salute dell’anziano.
Un passaggio fondamentale è la rendicontazione: entro 30 giorni dall’accettazione, bisogna caricare sul sito i contratti di lavoro o le fatture che dimostrano come verranno spesi i soldi. Se queste prove mancano, o se l’anziano viene ricoverato a lungo in ospedale o in una casa di riposo a carico dello Stato, il bonus viene immediatamente revocato.



