Ricordate “Cool Runnings . Quattro sotto zero”, il film sulla squadra giamaicana di bob alle Olimpiadi Invernali di Calgary? Quella storia vera del 1988 è diventata un simbolo di passione sportiva che supera ogni confine climatico. E a Milano-Cortina 2026, il copione si ripete con ancora più protagonisti: dai Caraibi all’Africa subsahariana, dal Brasile al Medio Oriente, decine di atleti provenienti da paesi caldissimi si preparano a sfidare ghiaccio e neve (e a conquistare i cuori che battono per gli outsiders).
La Giamaica torna, ma stavolta fa sul serio
La squadra giamaicana non vuole più essere ricordata solo per il film degli anni Novanta. Shane Pitter, il pilota del bob, ha portato la sua squadra a un risultato storico: a novembre 2024, a Whistler, hanno conquistato la prima vittoria di sempre nella North American Cup. Un traguardo che ha dimostrato al mondo che la Giamaica non è più solo una simpatica eccezione, ma una squadra competitiva. A Milano-Cortina gareggeranno nel bob a due e a quattro, Mica Moore nel monobob femminile, e Henry Rivers nello sci alpino. Quattro atleti per quattro discipline: mai così tanti nella storia olimpica giamaicana.
I Caraibi invadono le piste
Trinidad e Tobago porta il suo debutto nello sci alpino con Emma Gatcliffe e Nikhil Alleyne, più una squadra di bob che per la prima volta gareggerà sia nel bob a due che nel bob a quattro negli stessi Giochi.
Haiti schiera due atleti in discipline completamente diverse: Richardson Viano nello sci alpino e Stevenson Savart nello sci di fondo, dimostrando che un paese senza neve può comunque credere negli sport invernali.
Puerto Rico fa la storia con Kellie Delka, che gareggerà nello skeleton, la disciplina più estrema dove si scende a testa in giù senza freni lungo una pista di ghiaccio.
L’Africa debutta sulla neve
Due paesi africani parteciperanno per la prima volta in assoluto a un’Olimpiade Invernale. Il Benin schiera Nathan Tchibozo, ventunenne nato in Francia, mentre la Guinea-Bissau porta Winston Tang, diciannovenne nato nello Utah ma di origini taiwanesi-americane-guineane. Entrambi gareggiano nello sci alpino e rappresentano un momento storico per i loro paesi.
Il Madagascar scrive un’altra pagina di storia: Mialitiana Clerc diventerà la prima donna africana a partecipare a tre Olimpiadi Invernali in qualsiasi sport. In totale, otto nazioni africane saranno rappresentate con quindici atleti: oltre a quelle citate, ci saranno Kenya, Nigeria, Eritrea, Marocco e Sud Africa.
Edson Bindilatti, la leggenda brasiliana a 46 anni
Se c’è un protagonista di questa storia, è lui. Edson Bindilatti, pilota brasiliano di bob, arriverà a Milano-Cortina con 46 anni sulle spalle (ne compirà 47 a marzo) per la sua sesta Olimpiade consecutiva. Venticinque anni dedicati a costruire il programma di bob brasiliano praticamente dal nulla: all’inizio lui e i compagni facevano la fila alle mense delle chiese americane per mangiare, perché non avevano i soldi per allenarsi.
Ai Mondiali 2025 il Brasile ha conquistato il tredicesimo posto, il miglior risultato di sempre nella storia del bob brasiliano. Bindilatti è stato scelto come portabandiera della delegazione olimpica e ha già annunciato che queste saranno le sue ultime Olimpiadi: vuole passare il testimone ai giovani piloti che sta allenando. Una storia che vale più di qualsiasi medaglia.
Il deserto incontra il ghiaccio
L’Arabia Saudita torna alle Olimpiadi Invernali con Fayeq Abdi (sci alpino, alla sua seconda partecipazione) e Rakan Alireza (sci di fondo). Gli Emirati Arabi Uniti fanno invece il loro debutto olimpico assoluto con due sciatori alpini, scrivendo una pagina inedita per il paese del Golfo Persico.
La Thailandia si presenta con una squadra di bob che si è autodefinita “il secondo Cool Runnings”. Non è solo retorica: Agnese Campeol ha vinto la medaglia d’argento alle Youth Olympics, dimostrando che il programma thailandese sta crescendo rapidamente.
La magia dello spirito olimpico
La maggior parte di questi atleti è nata nei propri paesi tropicali e ha dovuto trasferirsi in Europa o Nord America per allenarsi, spesso con sacrifici economici enormi e senza alcuna infrastruttura nazionale alle spalle. Non gareggeranno per vincere medaglie, ma per dimostrare che lo spirito olimpico non conosce confini geografici né climatici. E forse è proprio questo il vero significato dei cinque cerchi: la passione che supera ogni ostacolo, anche la mancanza di neve.



