Il Bitcoin è in caduta libera. La criptovaluta più famosa al mondo ha sfondato al ribasso la soglia psicologica dei 70.000 dollari, per poi precipitare ulteriormente fino a toccare i 63.367 dollari nelle ore serali del 5 febbraio 2026. Un livello che segna un punto di svolta simbolico: siamo ora sotto la quota registrata il 5 novembre 2024, il giorno della vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali americane.
Proprio da quella data era partito il rally che aveva portato il Bitcoin a toccare il nuovo record storico di 126.080 dollari il 6 ottobre 2025. Dal picco massimo, il crollo è stato devastante: una perdita del 49,6%. Negli ultimi sette giorni il ribasso è del 24,2%, mentre nelle ultime 24 ore la caduta ha raggiunto il 13,2%.
A descrivere lo stato d’animo dei bitcoiner ci ha pensato Samson Mow, uno dei veterani più rispettati del mondo cripto: “Questo calo è orribile non per la sua portata, ma perché è ingiusto”. Una frase che sintetizza la disperazione di un’intera community che non riesce a trovare spiegazioni convincenti per questo tracollo.
E mentre il mercato collassa, arriva una notizia che ha ulteriormente alimentato il panico: World Liberty Financial, la società cripto sostenuta dalla famiglia Trump, ha venduto una parte significativa delle sue riserve di Bitcoin. Secondo i dati on-chain di Lookonchain e Arkham Intelligence, la società ha ceduto 73 Wbtc, una versione tokenizzata del Bitcoin sulla rete Ethereum, per un valore di circa 5,04 milioni di dollari a un prezzo medio di 69.000 dollari. World Liberty Financial detiene ancora circa 267 Wbtc, valutati circa 18 milioni di dollari.
La pressione di vendita è stata massiccia. Dall’inizio della settimana, i dati di Coinglass mostrano che sono state liquidate posizioni lunghe e corte in criptovalute per un valore superiore a 2 miliardi di dollari. Simon Peters, crypto market analyst di eToro, spiega che “ad accentuare il movimento al ribasso, in particolare, è stata la liquidazione delle posizioni long a leva”.
Ma cosa sta realmente guidando questo crollo? Maja Vujinovic, CEO delle risorse digitali presso Fg Nexus, ha dichiarato alla Cnbc: “Il Bitcoin non si basa più sull’hype, la storia ha perso un po’ di trama: si basa solo sulla liquidità e sui flussi di capitale”. In effetti, manca completamente la narrazione. Dopo la quotazione degli Etf a Wall Street nel gennaio 2024 e l’insediamento alla Casa Bianca di un presidente che aveva promesso di fare degli Stati Uniti la capitale mondiale delle criptovalute, il mondo cripto si trova spiazzato di fronte a questo crollo inaspettato.
Diversi fattori contribuiscono alla pressione ribassista. Bitcoin ha fallito ripetutamente nel superare le principali zone di resistenza, ogni rifiuto ha innescato prese di profitto da parte dei trader a breve termine. L‘incertezza macroeconomica globale, con preoccupazioni per l’inflazione e l’incertezza sui tassi d’interesse, spinge gli investitori verso asset più sicuri. Inoltre, l’ottimismo iniziale attorno agli Etf di Bitcoin ha subito una battuta d’arresto: i dati recenti mostrano un rallentamento significativo degli afflussi istituzionali.

Gli indicatori on-chain dipingono un quadro ancora più preoccupante. Si registra un aumento dei trasferimenti di Bitcoin agli exchange, un segnale che i possessori potrebbero prepararsi a vendere. Contemporaneamente, la crescita dell’attività di rete è rallentata, suggerendo una domanda organica più debole.
A questo punto, alcuni analisti tirano fuori dal cassetto una teoria che molti consideravano ormai obsoleta: la teoria dei cicli quadriennali. Questa teoria era stata archiviata perché l’ingresso della finanza tradizionale e la svolta pro-cripto di Trump l’avevano resa, secondo molti esperti, superata.
Ecco cosa prevede la teoria: dopo l’halving, l’evento automatico che riduce della metà la quantità di nuovi Bitcoin creati ogni circa 10 minuti, in passato il nuovo record veniva registrato circa 530 giorni dopo. L’ultimo massimo storico, quello dello scorso ottobre, è stato toccato esattamente 533 giorni dopo l’halving del 20 aprile 2024, confermando il pattern.
Ma la parte più inquietante della teoria riguarda cosa succede dopo il picco. Storicamente, una volta toccato il nuovo record, il Bitcoin è sceso in media dell’80% prima di ricominciare la nuova fase di rialzo, circa 13 mesi dopo il picco. Se questa volta il pattern si ripetesse, il mercato orso dovrebbe durare fino a novembre 2026, con il Bitcoin che potrebbe toccare un minimo di 25.200 dollari.
Da un punto di vista tecnico, Bitcoin sta trattando al di sotto delle medie mobili importanti. Se il supporto attuale dovesse cedere, molti analisti ritengono possibile una correzione più profonda verso la zona dei 38.000 dollari, livello considerato come un forte supporto storico. Tuttavia, raggiungere tale soglia potrebbe innescare vendite dettate dal panico prima di un eventuale rimbalzo.
Nonostante le prospettive a breve termine appaiano incerte, il sentiment a lungo termine attorno a Bitcoin rimane intatto per molti investitori. Numerosi sostenitori vedono le principali flessioni come opportunità di accumulo piuttosto che la fine del ciclo rialzista. La volatilità, tuttavia, è destinata a rimanere elevata nelle prossime settimane, con i trader chiamati a gestire il rischio con estrema attenzione in un mercato che ha perso le sue certezze.



