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Home » Attualità » Milano-Cortina 2026, Ghali invisibile: la Rai non lo nomina mai e zero primi piani durante la cerimonia

Milano-Cortina 2026, Ghali invisibile: la Rai non lo nomina mai e zero primi piani durante la cerimonia

La cerimonia delle Olimpiadi accende la polemica: il rapper recita Rodari ma sparisce dalla diretta tv. I social insorgono: è censura.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino7 Febbraio 2026
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L'ampia inquadratura di Ghali
L'ampia inquadratura di Ghali (fonte: YouTube)
La serata dell’inaugurazione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 si è trasformata in un caso nazionale. Al centro delle critiche c’è il modo in cui la Rai ha trattato Ghali, il rapper milanese di origini tunisine invitato a esibirsi durante l’evento allo stadio di San Siro.

Durante la diretta su RaiSport, Ghali è stato praticamente ignorato: nessuna ripresa ravvicinata, nessuna menzione da parte del telecronista Paolo Petrecca. L’artista è apparso confuso tra i ballerini, come una presenza fantasma. Migliaia di persone sui social hanno gridato alla censura deliberata, facendo schizzare il nome del cantante in cima ai trending topic.

La performance di Ghali prevedeva la recitazione di “Promemoria”, celebre poesia di Gianni Rodari che elenca le azioni quotidiane e si conclude con un messaggio chiaro: la guerra è qualcosa da non fare mai, in nessun luogo e in nessun momento. Il testo è stato proposto in italiano, francese e inglese, accompagnato da una coreografia dove giovani danzatori formavano una colomba gigante.

Il telecronista Petrecca, già finito nel mirino per diversi errori durante la serata (aveva scambiato la presidente del Comitato Olimpico Internazionale per la figlia del presidente Mattarella e non aveva riconosciuto campioni azzurri del volley), ha completamente saltato Ghali. Ma stavolta il pubblico ha letto la cosa in modo diverso: non un semplice sbaglio, ma una scelta voluta.

Le tensioni erano esplose già la sera prima. Giovedì, a poche ore dalla cerimonia, Ghali aveva pubblicato sui social un messaggio criptico ma eloquente. “So quando una voce viene accettata. So quando viene corretta. So quando diventa di troppo”, scriveva l’artista, lasciando intendere forti contrasti con l’organizzazione.

Nel suo sfogo, Ghali aveva rivelato che gli era stato vietato di cantare l’inno di Mameli, affidato invece a Laura Pausini, e che all’ultimo momento era stata eliminata la traduzione in arabo della poesia di Rodari. “So che una lingua, quella araba, all’ultimo era di troppo”, aveva scritto, aggiungendo: “So che un mio pensiero non può essere espresso. So anche che un mio silenzio fa rumore. So che è tutto un gran teatro”.

Il caso era diventato politico ancora prima dell’evento. Il ministro per lo Sport Giovanni Abodi aveva rilasciato dichiarazioni che facevano presagire limitazioni. “Ritengo che un Paese debba sapere reggere all’urto di un artista che ha espresso un pensiero che non condividiamo, che non sarà espresso su quel palco”, aveva affermato, riferendosi probabilmente alla posizione di Ghali sulla questione palestinese e al celebre “stop al genocidio” pronunciato dal rapper a Sanremo 2024. 

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