Alex Manna, 20 anni, ha confessato l’omicidio di Zoe Trinchero, la ragazza di 17 anni trovata morta nel canale Nizza nella notte tra il 6 e il 7 febbraio 2026. Ma prima di ammettere il crimine, il giovane ha tentato di incolpare un uomo innocente, scatenando una pericolosa caccia all’uomo.
Dopo aver ucciso Zoe, infatti, Manna ha accusato un trentenne di origini africane con problemi psichiatrici di essere l’aggressore. Ha raccontato agli amici che un uomo li avrebbe attaccati e che lui era riuscito a fuggire, lasciando Zoe da sola. La falsa accusa si è diffusa rapidamente sui social e nelle chat locali di Nizza Monferrato.
Zoe Trinchero viveva a Nizza Monferrato con la madre, le sorelle e il compagno della donna. Lavorava part-time al bar della stazione e studiava. Il gestore del bar ha raccontato che proprio venerdì avevano discusso della possibilità di trasformare il suo contratto a tempo determinato in uno a tempo indeterminato. L’ultima cosa che ha detto ai clienti è stata: “Ci vediamo domani”.
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All’alba di sabato, circa 30-50 persone si sono radunate sotto casa dell’uomo accusato con evidenti intenzioni violente. L’innocente è riuscito a barricarsi in casa e ha chiamato il 112. Solo l’intervento dei carabinieri ha evitato il linciaggio. Tutte le persone che hanno partecipato al raid sono state denunciate.
Venerdì sera Zoe aveva terminato il turno di lavoro al bar della stazione verso le 21. La ragazza lavorava lì da dicembre e sognava di diventare psicologa. Dopo il lavoro ha raggiunto alcuni amici in una birreria del centro. Intorno alle 22, si è allontanata con Manna, che le ha detto di voler parlare con lei.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Manna ha fatto delle avances che Zoe ha rifiutato. Il ventenne, che aveva già una fidanzata, non ha accettato il rifiuto. Ha aggredito la ragazza colpendola ripetutamente al volto e strangolandola. Manna aveva praticato boxe in passato.
Sul corpo di Zoe sono stati trovati segni di percosse, lesioni al collo, tumefazioni al volto e ferite compatibili con un tentativo di difesa. Dopo l’aggressione, Manna ha gettato il corpo nel canale e si è cambiato d’abito per eliminare le tracce di sangue.
I carabinieri hanno individuato subito le contraddizioni nelle dichiarazioni di Manna. Il ragazzo è stato interrogato per ore dal pubblico ministero Giacomo Ferrando alla presenza del suo legale. Di fronte alle prove, ha ammesso: “Le ho tirato un pugno, ma non volevo ucciderla”.
La ricostruzione fornita dall’assassino è stata giudicata inattendibile dagli inquirenti. Il procuratore capo di Alessandria, Cesare Parodi, ha elogiato i carabinieri per aver risolto il caso in meno di 24 ore.
Il giubbotto sporco di sangue di Zoe è stato trovato nel garage della fidanzata di Manna. Il giovane è stato fermato per omicidio e trasferito nel carcere di Alessandria. La Procura sta valutando se configurare il reato come femminicidio.



