Siamo abituati a pensare al giaguaro come al predatore supremo delle foreste americane, un gigante da oltre 130 chili capace di abbattere prede imponenti come caimani e bovini. Eppure, una ricerca condotta nel Parco Nazionale dell’Iguaçu, in Brasile, ha svelato un aspetto sorprendentemente “domestico” di questo felino. Attraverso l’uso di fototrappole, un team di ecologi britannici e brasiliani ha catturato per la prima volta delle vocalizzazioni che ricordano in modo impressionante il miagolio dei gatti di casa.
Dal punto di vista scientifico, i grandi felini del genere Panthera (come leoni, tigri e giaguari) non possono fare le fusa a causa della particolare struttura ossea del collo e delle dimensioni delle loro corde vocali. Tuttavia, lo studio pubblicato sulla rivista Behavior dimostra che il loro repertorio comunicativo è molto più raffinato e complesso di quanto riportato finora nei manuali di zoologia. I ricercatori sono rimasti sbalorditi nel documentare tre episodi distinti in cui due femmine emettevano questo suono acuto e delicato, ben lontano dal ruggito terrificante che ci si aspetterebbe.
Ma perché un predatore così temibile dovrebbe miagolare? Gli esperti ritengono che questo suono venga utilizzato principalmente come un segnale di localizzazione. Nello specifico, in due casi, una madre adulta stava cercando il proprio cucciolo nella fitta vegetazione. Nel terzo, una giovane femmina di un anno stava probabilmente tentando di ricongiungersi con la madre.
Oltre ai legami familiari, gli scienziati ipotizzano che queste frequenze sonore possano avere un ruolo durante la stagione degli amori, aiutando i partner a trovarsi senza attirare troppa attenzione da parte di altri predatori o competitori.
Il giaguaro è una specie simbolo della Foresta Atlantica e, a differenza di altri grandi felini, sta dimostrando una notevole resilienza nonostante la pressione umana. Dal 2018, il progetto “Jaguars of Iguaçu” utilizza sensori che registrano audio e video ogni pochi secondi, permettendo di studiare i comportamenti naturali senza interferenze. Come sottolineato dalla dottoressa Marina Duarte, questa scoperta non è solo “tenera” per le nostre orecchie, ma rappresenta un progresso fondamentale nella comprensione di come questi animali interagiscono nel loro habitat naturale, protetto dall’UNESCO.



