La notizia è stata diffusa per prima dalla Fondazione Federico Zeri di Bologna attraverso un post su Facebook. Federico Zeri, storico dell’arte scomparso nel 1998, fu il primo a riconoscere questo dipinto come opera del grande maestro siciliano durante un convegno a Messina nel 1981. La Fondazione ha scritto che l’opera ora appartiene allo Stato italiano, sottolineando come il Cristo dipinto abbia un’espressione così intensa da risultare quasi inquietante.
Va però precisato che il quadro non è stato battuto all’asta ma ritirato prima della vendita, un chiaro segnale che erano già in corso trattative private. A confermare l’acquisizione è stato anche Costantino D’Orazio, direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria e della Pinacoteca Nazionale di Bologna, con un post poi cancellato in cui spiegava come il Ministero della Cultura sia riuscito a concludere l’affare anticipando l’asta e ottenendo anche un prezzo più conveniente.

Secondo Angelo Loda, funzionario della Soprintendenza di Brescia che ha condiviso informazioni sui social, il costo dell’operazione si aggirerebbe intorno ai 12 milioni di dollari: una cifra importante per le casse pubbliche, ma comunque inferiore alla stima massima. Il Ministero della Cultura non ha ancora rilasciato una conferma ufficiale, ma gli esperti e gli appassionati stanno già festeggiando.
Perché questa acquisizione è così importante? Prima di tutto, trovare opere di Antonello da Messina sul mercato è rarissimo. Il pittore siciliano, vissuto nel 1400, ha lasciato pochissimi dipinti e quasi tutti si trovano già nei musei. Questo Ecce Homo, realizzato intorno al 1470, è una piccola tavola di appena 20,3 x 14,9 centimetri dipinta su entrambi i lati: da una parte compare Cristo con la corona di spine, dall’altra San Girolamo in preghiera.
Il dipinto mostra Cristo con un’espressione di sofferenza realistica. Antonello da Messina aveva un talento straordinario nel rendere le emozioni umane, mescolando la precisione della pittura fiamminga (quella dei Paesi Bassi) con la capacità italiana di rappresentare sentimenti profondi. L’opera è stata esposta in mostre prestigiose, compresa quella di Milano del 2019, ed è ampiamente studiata dagli storici dell’arte.
Il quadro era stato inserito nel catalogo dell’asta di Sotheby’s del 5 febbraio, una giornata che ha visto vendite eccezionali per l’arte antica. Si trattava di un “lotto garantito”, cioè con un acquirente già assicurato a un prezzo minimo, ma il suo ritiro improvviso ha fatto capire a tutti che era in corso una trattativa alternativa di grande peso.
Se l’acquisto dell’Ecce Homo venisse confermato ufficialmente, si tratterebbe di una delle acquisizioni più significative degli ultimi anni per il patrimonio artistico italiano. L’operazione dimostrerebbe la capacità del Ministero di muoversi con strategia sul mercato internazionale, anticipando le dinamiche delle aste e concludendo trattative complesse. Il precedente proprietario avrebbe accettato di vendere allo Stato italiano rinunciando a guadagni potenzialmente maggiori, privilegiando il ritorno dell’opera nel suo paese d’origine.
Non è ancora stata annunciata la destinazione finale del dipinto, ma è probabile che finirà in uno dei principali musei nazionali, dove il pubblico potrà ammirarlo dal vivo. L’attesa per l’annuncio ufficiale del Ministero cresce, mentre studiosi e appassionati sperano di poter presto celebrare il ritorno in Italia di un capolavoro che testimonia il genio di uno dei più grandi innovatori della pittura del Quattrocento.



