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Home » Attualità » Olimpiadi 2026, Morgan demolisce l’inno di Mameli di Laura Pausini: “Sembrava una cosa Disney”

Olimpiadi 2026, Morgan demolisce l’inno di Mameli di Laura Pausini: “Sembrava una cosa Disney”

Morgan critica duramente l'arrangiamento dell'inno nazionale cantato da Laura Pausini alla Cerimonia di Apertura delle Olimpiadi: "Sembrava Disney, svuotato di italianità".
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene9 Febbraio 2026Aggiornato:9 Febbraio 2026
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Laura Pausini durante l'esecuzione dell'inno di Mameli alla Cerimonia di Apertura delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026
Laura Pausini durante l'esecuzione dell'inno di Mameli alla Cerimonia di Apertura delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 (fonte: YouTube Eurosport Italia)

La cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, andata in scena il 6 febbraio scorso allo stadio di San Siro, continua a far discutere. Al centro delle polemiche, oltre alle gaffe del telecronista Paolo Petrecca e alla presunta censura dell’esibizione di Ghali c’è anche l’interpretazione dell’inno nazionale da parte di Laura Pausini, che ha letteralmente diviso il pubblico italiano tra applausi ed aspre critiche.

A dare voce alla sua opinione, senza mezzi termini, è stato Morgan. Il cantautore ha pubblicato sul suo profilo Instagram un video di quasi quattro minuti in cui analizza dettagliatamente l’esecuzione del Canto degli Italiani. Nel post, intitolato ironicamente “Inno d’Italia alle olimpiadi. L’opinione dell’umile Morgan”, Marco Castoldi non risparmia giudizi severi sull’arrangiamento scelto per l’occasione.

“Questa interpretazione è stata completamente sbagliata, ma non perché Laura Pausini abbia cantato male, tutt’altro”, esordisce Morgan nel video. Il cantautore ci tiene a precisare subito che la performance vocale della collega è stata tecnicamente impeccabile: “Ha cantato bene, molto intonata, con il suo stile. Ha ben rappresentato la musicalità italiana odierna”.

I complimenti alla cantante di Solarolo proseguono con il riconoscimento della difficoltà dell’impresa: “A lei faccio i miei complimenti, anche perché è molto difficile cantare davanti a un grande evento di questo tipo ed essere così impeccabili. Ha dimostrato grande livello, ma su questo non c’è alcun dubbio”.

Tuttavia, le critiche di Morgan si concentrano sull’arrangiamento e l’orchestrazione scelta per l’inno di Mameli. “Il problema principale è aver trasformato quel brano in qualcosa di assolutamente non italiano, averlo modificato a tal punto da renderlo irriconoscibile e deformato. Sembrava musica più adatta a un contesto Disney”, afferma con decisione il cantautore.

Per motivare la sua posizione, Morgan richiama il prestigio della tradizione musicale italiana, sottolineando come il nostro Paese abbia una storia secolare in questo campo. “Noi italiani abbiamo una grande storia musicale alle spalle, che raggiunge il picco del suo successo con Giuseppe Verdi, Puccini e un po’ prima con Donizetti. È quello il momento che rappresenta l’italianità nel mondo, dal punto di vista musicale”, spiega.

 

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Il cantautore ricorda inoltre che la storia della musica italiana parte dall’invenzione della notazione musicale, motivo per cui ancora oggi la terminologia musicale utilizzata in tutto il mondo è italiana: adagio, rallentato, glissando, legato, tempo, maestro, orchestra, cello, presto, fortissimo, pianissimo. Cita persino il compositore tedesco Robert Schumann, che nelle sue Cento regole di vita musicale affermava che qualsiasi musicista deve per forza conoscere i compositori italiani.

“Quando dobbiamo interpretare un inno, bisogna appropriarsi dell’italianità e non fare quelli senza carattere senza personalità, perché oggi noi italiani siamo in un momento di sofferenza dal punto di vista musicale. Non ci viene più riconosciuto quel ruolo, nonostante siamo leader dal punto di vista dell’invenzione musicale”, denuncia Morgan con tono preoccupato.

Sul tema della modernizzazione dell’inno, il cantautore non si dichiara contrario a priori, ma pone delle condizioni precise. “Quando l’orchestra suona un repertorio, non è che si può modernizzare a caso. Va bene rimodernare, ma farlo nella logica dell’essenza della musicalità italiana. C’è un modo di orchestrare all’italiana che non è quello di Walt Disney e non è alla John Williams, al limite è quello di Ennio Morricone, se proprio vogliamo un’americanizzazione”.

La conclusione di Morgan è netta e senza appello: “Oggi un simbolo dell’Ottocento italiano è stato svuotato di italianità. Abbiamo scimmiottato una cosa che non ci appartiene“. Una posizione che riaccende il dibattito su come debba essere interpretato l’inno nazionale in occasioni ufficiali di portata internazionale, dividendo chi ritiene necessario rispettare la tradizione da chi invece apprezza le reinterpretazioni moderne.

L’interpretazione di Laura Pausini alla cerimonia olimpica aveva già sollevato discussioni nelle ore immediatamente successive all’evento, con il pubblico diviso tra chi ha apprezzato la potenza vocale della cantante e chi ha criticato le scelte stilistiche dell’arrangiamento. L’intervento di Morgan aggiunge ora una voce autorevole al dibattito, riportando l’attenzione sulla questione dell’identità musicale italiana e su come questa debba essere rappresentata davanti al mondo intero.

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