Nato a Fiume il 3 ottobre 1933, Pamich è stato costretto a fuggire dalla sua città insieme al fratello Giovanni dopo la fine della seconda guerra mondiale. L’arrivo delle autorità jugoslave trasformò la loro esistenza: partirono a piedi, attraversarono confini chiusi, arrivarono nei campi profughi italiani dove la vita era durissima. A Novara dormivano in caserme senza tetto né finestre, con la nebbia che entrava da una parte e usciva dall’altra.
Ma proprio in questo contesto di difficoltà nacque il campione. Trasferito a Genova, Pamich incontrò Giuseppe Malaspina, un allenatore che capì subito le sue qualità: quel ragazzo silenzioso e determinato sapeva resistere, durare, andare avanti passo dopo passo. La marcia divenne il suo linguaggio esistenziale.
I risultati sportivi arrivarono dopo anni di allenamenti silenziosi e sconfitte. Alle Olimpiadi di Roma 1960 conquistò il bronzo, ma fu a Tokyo nel 1964 che scrisse una delle pagine più memorabili dello sport italiano. Durante la gara dei 50 chilometri, Pamich venne colpito da una violenta crisi intestinale causata da un tè freddo bevuto prima della partenza. La prima toilette era prevista al chilometro 35, troppo lontana.
Dovette fermarsi lungo il percorso, coperto da alcuni addetti alla sicurezza, per poi ripartire e recuperare tutti gli avversari fino alla vittoria. Un episodio che dimostra quanto fosse straordinaria la sua determinazione, oltre alla sua forza fisica.
Nel corso della carriera, Pamich ha collezionato numeri impressionanti: 43 presenze in nazionale tra il 1954 e il 1973, due titoli europei, tre ori ai Giochi del Mediterraneo e ben 40 titoli italiani su diverse distanze. Nel 1961 stabilì il record mondiale dei 50.000 metri allo Stadio Olimpico di Roma con un tempo di 4 ore, 14 minuti e 2 secondi, completando 125 giri della pista.
Nel 1972 fu scelto come portabandiera dell’Italia alla cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Monaco di Baviera, riconoscimento massimo per un atleta che aveva dato tutto al suo Paese.
La storia di Pamich però non si ferma ai successi sportivi. Per tutta la vita si è impegnato a mantenere viva la memoria della comunità giuliano-dalmata, partecipando come membro della Società di Studi Fiumani e facendo da testimonial alla “Corsa del ricordo” nel 2016. La sua vicenda rappresenta un ponte tra sport e storia, dimostrando come le difficoltà possano trasformarsi in opportunità di riscatto.
“Il Marciatore”, diretto da Alessandro Casale, che sarà trasmesso in occasione del Giorno del Ricordo, alterna ricostruzioni in fiction con materiale d’archivio. Pamich è interpretato da Fausto Sciarappa, mentre il vero Pamich, oggi 92enne, ha partecipato attivamente alla realizzazione del film, che è tratto dal suo libro autobiografico “Memorie di un marciatore” pubblicato nel 2016.



