La vita di Mary Shelley, la mente geniale dietro il capolavoro gotico Frankenstein, è stata segnata da eventi che sembrano usciti direttamente dalle pagine dei suoi romanzi. Tra questi, il più celebre e inquietante riguarda il destino dei resti di suo marito, il poeta Percy Bysshe Shelley, scomparso tragicamente nel 1822. La realtà, in questo caso, supera la finzione letteraria, mescolando un amore immortale a un macabro feticismo che accompagnò la scrittrice per metà della sua esistenza.
La storia d’amore tra Mary e Percy, iniziata tra scandali e fughe in Europa, si spezzò bruscamente durante una tempesta nel golfo di La Spezia. Percy era salpato da Livorno per tornare verso casa a Villa Magni, ma non vi fece mai ritorno. Dopo dieci giorni di angosciose ricerche, il mare restituì i corpi dei naufraghi sulla spiaggia di Viareggio. Le leggi sanitarie dell’epoca imponevano la cremazione immediata dei resti ritrovati in mare, così gli amici della coppia, tra cui Lord Byron e Edward Trelawny, organizzarono un falò funebre sulla sabbia.

Secondo le cronache del tempo, durante il rogo accadde qualcosa di inspiegabile: mentre il corpo di Percy veniva consumato dalle fiamme, il suo cuore rimase intatto. Diverse teorie hanno tentato di spiegare il fenomeno: alcuni ipotizzarono una calcificazione dovuta alla tubercolosi, altri sostennero che l’organo fosse talmente intriso di sangue e acqua di mare da resistere al fuoco. Qualcuno, più cinico, sospettò che quella massa scampata alle fiamme fosse in realtà il fegato, ma per i presenti non ci furono dubbi: era il cuore del poeta. Trelawny lo recuperò dalle ceneri ancora calde e, dopo varie peripezie, lo consegnò a Mary.
Mary Shelley scelse di non separarsi mai da quel resto mortale. Per quasi tre decenni, il cuore del marito rimase custodito in un cassetto della sua scrivania, avvolto in un prezioso drappo di seta. Solo dopo la morte della scrittrice, avvenuta nel 1851, il figlio Sir Percy Florence Shelley scoprì il contenuto di quella scatola segreta. Accanto al cuore, ormai ridotto in polvere, Mary aveva conservato alcune ceneri del rogo di Viareggio e una copia dei versi di Adonais, l’ultimo poema composto da Percy.



