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Home » Attualità » Anche per il Bambino Gesù il bimbo di Napoli non è più trapiantabile, ma i chirurghi del Monaldi si oppongono

Anche per il Bambino Gesù il bimbo di Napoli non è più trapiantabile, ma i chirurghi del Monaldi si oppongono

Il Bambino Gesù dice che il bimbo di Napoli non è più trapiantabile, ma i chirurghi del Monaldi si oppongono. Il piccolo resta primo in lista.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino14 Febbraio 2026Aggiornato:14 Febbraio 2026
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la madre del piccolo ai microfoni della Rai
La madre del piccolo ai microfoni della Rai (fonte: YouTube)

La vicenda di un bambino di appena due anni, ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore andato male, si complica ulteriormente. La famiglia del piccolo, nel disperato tentativo di salvare il figlio, ha chiesto aiuto ai medici del prestigioso ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. La richiesta era duplice: ottenere un parere medico sulla possibilità che il bambino possa affrontare un nuovo intervento e verificare se un’équipe specializzata della struttura romana potesse affiancare i chirurghi napoletani. Ma la risposta è stata un duro colpo per la famiglia.

Secondo quanto riferito dall’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia, durante la trasmissione televisiva “Mi manda Raitre”, l’ospedale Bambino Gesù ha dato parere negativo: il bambino non sarebbe più in condizioni di essere sottoposto a un nuovo trapianto. Una valutazione che getta ombre cupe sul futuro del piccolo, che da oltre cinquanta giorni è ricoverato in terapia intensiva, tenuto in vita solo grazie a un macchinario chiamato ECMO.

Eppure, non tutti sono d’accordo con questa diagnosi. I medici dell’ospedale Monaldi, in particolare il chirurgo che ha operato il bambino, si sono opposti con fermezza al verdetto del Bambino Gesù. Secondo loro, il piccolo sarebbe ancora trapiantabile e per questo motivo resta inserito nella lista d’attesa per un nuovo cuore. Una posizione che tiene accesa una fiamma di speranza nella famiglia.

“L’opposizione proveniva dal medico che l’ha operato, il quale sostiene che sia ancora trapiantabile”, ha spiegato l’avvocato Petruzzi. Una situazione paradossale e angosciante: sarà lo stesso chirurgo che ha eseguito il primo intervento, e che ora risulta indagato dalla Procura, a dover eventualmente rioperare il bambino. “È una vicenda molto strana”, ha commentato il legale, che intanto si prepara a integrare la querela presentata alla polizia giudiziaria.

mano di una madre che stringe quella del figlio
mano di una madre che stringe quella del figlio

Per capire la gravità della situazione bisogna tornare al 23 dicembre 2025, giorno del trapianto. Il cuore destinato al bambino proveniva da Bolzano, dove era stato espiantato da un piccolo donatore di quattro anni. Durante il trasporto verso Napoli, però, qualcosa è andato terribilmente storto. Secondo le indagini, il cuore sarebbe stato conservato utilizzando ghiaccio secco anziché il normale ghiaccio. Il ghiaccio secco raggiunge temperature di circa -75 gradi, ben oltre i limiti previsti dai protocolli medici, che richiedono una conservazione tra 0 e 4 gradi.

Il risultato è stato devastante: l’organo è arrivato a Napoli “bruciato”, cioè con alcune fibre del muscolo cardiaco lesionate dal freddo estremo. Quando i medici se ne sono accorti, il cuore malato del bambino era già stato rimosso. A quel punto non c’era altra scelta: hanno impiantato comunque l’organo danneggiato, nella speranza che potesse funzionare. Non è stato così.

Il bambino si trova ora in condizioni gravissime. È attaccato a un macchinario ECMO che svolge le funzioni del cuore al posto suo, pompando il sangue e ossigenandolo. Ma questo supporto meccanico ha un limite: con il passare del tempo, la scarsa ossigenazione naturale sta danneggiando progressivamente gli altri organi, in particolare il fegato.

Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha assicurato che il bambino è primo nella lista d’attesa nazionale per il suo gruppo sanguigno. La Rete nazionale trapianti sta monitorando ogni possibile donatore compatibile, anche all’estero. “Qualsiasi segnalazione compatibile sarà immediatamente valutata”, ha garantito il ministro.

Sul caso stanno indagando ben tre autorità diverse: la Procura di Napoli, la Procura di Bolzano e il Ministero della Salute, che ha inviato ispettori in entrambi gli ospedali coinvolti. Anche il governatore della Campania, Roberto Fico, ha disposto un’ispezione al Monaldi.

La Procura di Napoli ha già iscritto sei persone nel registro degli indagati con l’accusa di lesioni colpose gravissime: si tratta di due chirurghi e quattro tra medici e paramedici che hanno partecipato all’espianto a Bolzano, al trasporto e al trapianto a Napoli. I carabinieri del Nas hanno sequestrato il contenitore utilizzato per trasportare l’organo, che sarà sottoposto a perizia per verificare se funzionava correttamente e chi ha deciso di usare il ghiaccio secco.

Nei prossimi giorni verranno nominati consulenti esperti in cardiologia e trapiantologia pediatrica per ricostruire l’intera vicenda e accertare eventuali responsabilità.

Nonostante tutto, mamma Patrizia non si arrende. “Sono certa che una possibilità ci sia ancora, che le speranze non siano finite”, ha dichiarato. Il suo bambino, che prima del trapianto aveva una vita quasi normale grazie alle cure farmacologiche, ora lotta tra la vita e la morte. Il tempo stringe e ogni giorno che passa riduce le possibilità di successo di un eventuale nuovo trapianto.

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