Il Ministero della Giustizia ha dato il via libera a uno dei piani di assunzione più imponenti degli ultimi anni. Il bando, pubblicato il 12 febbraio 2026, punta a reclutare un totale di 3.350 allievi agenti per il Corpo di Polizia Penitenziaria. La vera svolta di questa selezione è l’apertura al mondo civile: una fetta consistente dei posti è infatti destinata a ragazzi e ragazze che non hanno mai indossato una divisa militare, abbattendo una barriera che per anni ha limitato l’accesso a questa carriera.
Il concorso è stato suddiviso in due percorsi paralleli per gestire al meglio le diverse provenienze dei candidati. Il Concorso A mette in palio 2.010 posti ed è dedicato esclusivamente a chi ha già maturato un’esperienza nelle Forze Armate (i volontari in ferma prefissata). Il Concorso B, invece, è quello che sta attirando l’attenzione dei più giovani: 1.340 posti sono riservati ai civili. Per partecipare a quest’ultima categoria basta essere cittadini italiani, avere un’età compresa tra i 18 e i 28 anni e possedere il diploma di scuola superiore.

C’è tempo fino al 15 marzo 2026 per inviare la propria domanda. La procedura è interamente digitale: occorre collegarsi al sito del Ministero o al portale InPA utilizzando lo SPID. Un dettaglio fondamentale da ricordare è che si può scegliere solo una delle due strade; non è permesso tentare entrambi i concorsi contemporaneamente. Chi vince non otterrà solo un lavoro, ma inizierà un percorso di formazione professionale che si concluderà con l’assunzione a tempo indeterminato.
Il percorso di selezione è una vera corsa a ostacoli, dove ogni tappa è eliminatoria:
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la teoria: si parte con un esame scritto basato su quiz di cultura generale e materie scolastiche. Solo chi ottiene almeno 6/10 può sperare di proseguire.
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Il fisico: superata la carta, si passa al campo. I candidati dovranno affrontare prove di corsa (1.000 metri), salto in alto e flessioni.
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La salute: seguono controlli medici rigorosi per verificare l’idoneità psico-fisica.
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L’attitudine: l’ultimo scoglio è un colloquio per valutare se il carattere e la psicologia del candidato siano adatti a un ruolo delicato come quello dell’agente penitenziario.
Se i posti destinati ai militari non dovessero essere coperti interamente, le posizioni rimaste vuote verranno assegnate ai civili idonei, aumentando ulteriormente le possibilità di successo per chi viene dalla vita “di tutti i giorni”.



